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Dal 28 febbraio al 15 marzo a Este   
“L’abito del male”, una collettiva di giovani artisti

“L’abito del male”, una collettiva di giovani artisti


Sabato 28 febbraio alle ore 18 presso il centro culturale La Medusa ci sarà l'opening della collettiva "L'abito del male" che raccoglie le opere di sette giovani artisti.


Guarda, Seppi, Modolo, Pagani, Valerio, Pavan e Tosato sono giovani artisti che offrono la loro arte a una vivificazione del Male, a un’incontinenza del pensiero che trova la sua “borderline” in una quotidianità deludente, quasi sciatta. La risposta dell’arte contemporanea è una reazione, anzi un’aggressione, materica che si riflette nell’ambiente “povero” di un tronco o di un paesaggio innevato, fino a trasformarsi in una sospensione metafisica in cui i volti scompaiono e figure si astraggono. Iperrealista invece il ricorso alla fotografia, con la ricercatezza del particolare, denso di associazioni logiche.
La mostra, aperta al centro culturale La Medusa di Este dal 28 febbraio al 15 marzo, s’intitola “L’abito del male” e si serve di tecniche artistiche disparate, dalla pittura all’incisione, dalla scultura alla fotografia, e come unica condizione necessaria ai “fantastici sette” pone l’aver frequentato l’Accademia di Belle Arti a Venezia. L’intensità del simbolismo che realizza alchimie all’interno della mente sembra creare vincoli che sfuggono a un controllo razionale: abbiamo quindi suggestioni indefinite, conturbanti, a cui non sappiamo dare una definizione se non di “inconscio importunato”. Gli artisti, spie dell’avvenire, sentono i disturbi di comunicazione tra le persone e li rappresentano nel loro linguaggio, nella loro forza figurativa che aggredisce l’essere supino di quelle personalità che non hanno nemmeno più la capacità di scegliere, trascinate nel vortice dei bit. Sembrano urlare “Svegliati!” Era preferibile una distinzione tra Bene e Male, più chiara, non questo magma di imprecisioni. Gli Esseri Superiori sono angeli o mostri? Di chi possiamo fidarci? Lo sguardo su una bambina di Instanbul nella foto di Thomas Tosato si confronta inevitabilmente con il modello di bellezza alle sue spalle, in questo possiamo applicare il giudizio “congelato” di Paolo Pavan che immerge i suoi vizi in una patina di ghiaccio, come se non esistessero barriere di tempo. Al gelo pavaniano si contrappongono le tinte forti di Jacopo Pagni che tira fuori dal capello esseri mitologici e si diverte a lessarli e a brasarli. Matteo Valerio, molto dechirichiano, indica una via d’uscita ermetica, da interpretare. Il sapere è riservato a quei pochi che sapranno fare tesoro dei pochi insegnamenti ricavati dai segni. Il Paradiso esiste, secondo Giacomo Modolo, ma non ha volto, non si può esplicare. Leggermente inquietante, appartiene alle cose che non siamo in grado di comprendere. Ma se non lo capiamo, saremo mai in grado di arrivarci? Per tutta risposta Federico Seppi si concentra sull’ambiente esterno, lo arricchisce con qualcosa di simile a delle “pietre”: è un atto di integrazione, un voler essere un tuttuno col mondo che l’arte di Alessio Guarda invece esclude, in lui invece è ben chiara la distinzione tra naturale e soprannaturale.

Camilla Bottin

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La Medusa,     via Garibaldi 23, Este
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Ingresso libero.



159 q 0,281 sec