Il tempo è memoria. La memoria è nel tempo

9 Febbraio 2015 By Valentina

L’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Padova organizza la mostra curata da Francesco Danesin “Il tempo è memoria. La memoria è nel tempo”. Riflessioni fotografiche a settant’anni dall’orrore di Auschwitz. Scatti di Gianluca Saggin.
Una cinquantina di fotografie in bianco e nero che raccontano la tragedia dei campi di concentramento, ripercorrendo le drammatiche vicende dei deportati: dall’arrivo al campo dopo un estenuante viaggio in treno all’orrore delle camere a gas.
La scelta del bianco e nero nelle fotografie rende ancor più evidente l’angoscia dei deportati.
Gli scatti di Saggin nei campi (Auschwitz, Birkenau, Majdanek, Belzec, Treblinka e Stutthof in Polonia; Mauthausen-Austria; Dachau-Germania; Vo’ Euganeo, Risiera San Sabba e Fossoli in Italia; Dachau-Germania, Struthof-Francia e Jasenovac-Croazia) fissano le tappe fondamentali del tragico viaggio dei deportati. I binari sono la prima tappa, poi seguono le entrate: porte dell’inferno che li aspettava, alcune con scritte che fungono da terribile monito, mentre altre si nascondono dietro alla facciata di una bella villa, tristemente convertita. I luoghi esterni dei campi, a volte davvero sterminati, sono riempiti da baracche, circondati da fili spinati. Gli interni delle baracche testimoniano la vita e la morte nel campo: ancor oggi si possono vedere gli oggetti espropriati o le scritte lasciate dai prigionieri, segni evidenti di vita. Ma ci si trova davanti anche a camere a gas, a forni crematori, ad improbabili dormitori, a forche, segni innegabili del destino dei più. La volontà di onorare i morti si ritrova in tutti i monumenti alla memoria incontrati nel viaggio: in modo diverso ogni paese ha voluto rendere omaggio al sacrificio enorme sia in termini di numeri, che in termini di violenza.
Inoltre, all’interno della mostra, sarà proiettato il video Otto Weidt – Uno tra i giusti, prodotto dall’Agenzia per la Vita Indipendente Onlus e dalla Fondazione Roma Solidale (soggetto di Silvia Cutrera, regia di Nathalie Signorini, musiche di Filippo Visentin) che narra la storia di Otto Weidt (1898-1947), un piccolo imprenditore cieco, che, negli anni più feroci del nazismo contribuì a salvare alcuni ragazzi ebrei disabili, per lo più ciechi come lui e sordi, assumendoli nella sua piccola fabbrica berlinese di spazzole e scope. La sua azione instancabile a difesa dei più deboli gli è valsa nel 1971 il riconoscimento di Giusto fra le Nazioni ad opera dello Yadvashem di Gerusalemme, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah. Si tratta di una figura e di una vicenda poco nota anche in Germania e che soltanto negli ultimi anni ha visto riconosciuto il suo valore anche sotto il profilo educativo, merito anche di un interesse storico rivolto ai cosiddetti Eroi Silenziosi della resistenza tedesca
Filippo Visentin, storico e musicista non vedente di Padova, si è messo sulle tracce di questo piccolo Schindler, uomo straordinario e coraggioso, compiendo una visita alla Fabbrica di Rosentaler Strasse 39, oggi divenuta museo, intervistando studiosi e sopravvissuti agli orrori della Soluzione Finale, ma anche mostrando alcuni fra i monumenti di Berlino (il memoriale della Shoah, quello dell’Aktion T4 e infine il Reichstag), simbolo della volontà di non dimenticare.

L’esposizione rientra nell’ambito degli eventi promossi dall’Amministrazione Comunale in occasione del Giorno della memoria che si celebra il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz.

Orari:
La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 23 gennaio al 15 febbraio 2015,
dal martedì alla domenica,
orario: 9.30 -12.30 / 15-18;
ingresso libero.