Il giovane Casorati – Padova, Napoli e Verona
25 Settembre 2015Dal 26 settembre 2015 al 10 gennaio 2016 i Musei Civici agli Eremitani ospiteranno la mostra “Il giovane Casorati. Padova, Napoli e Verona” a cura di Virginia Baradel e Davide Banzato. «È una meravigliosa esposizione quella che ho l’onore di presentare alla cittadinanza – afferma Matteo Cavatton, Assessore alla Cultura – in essa sarà possibile intravedere un Casorati ancora inedito la cui formazione giovanile, legata agli anni passati a Padova e nel Veneto, si accompagnerà alle opere di altri grandi protagonisti del primo Novecento padovano come Umberto Boccioni, Mario Cavaglieri, Ugo Valeri e Giovanni Vianello, il più noto artista della città, ritenuto giustamente il “maestro” del giovane Casorati. Felice ha vissuto per 12 anni a Padova, dal 1895 al 1907, e il suo approccio alla pittura è inedito. I suoi studi, inizialmente orientati verso la musica, lo portano ad avere un esaurimento nervoso per la passione vissuta troppo intensamente, ma saranno poi i pennelli e la cornice dei Colli Euganei a Praglia, dove era andato a riposarsi, a innestargli il desiderio di cominciare a dipingere. Mai scelta fu più felice e azzeccata, dalla Biennale del 1907 il percorso di Casorati sarà completamente in discesa. In questa mostra si potrà quindi assistere a una maturazione artistica ricca di inediti e scoperte in cui appare un Casorati inatteso, ancora in preda allo sperimentalismo degli anni giovanili». La mostra non è «casuale», spiega Mirella Cisotto dell’Assessorato alla Cultura, bensì fa parte di un progetto preciso in cui il Novecento padovano viene indagato in tutti i suoi aspetti. «Mentre abbiamo avuto occasione di approfondire il secondo dopoguerra con diversi personaggi – spiega – per quanto riguarda i primi anni del Novecento ci troviamo di fronte a un silenzio profondo che abbiamo voluto colmare con l’aiuto di studiosi competenti attraverso la curatela di una serie di mostre dedicate tra cui “Boccioni prefuturista” e “Ugo Valeri. Il volto ribelle della Belle Époque”. Siamo molto soddisfatti del percorso che stiamo compiendo, la scelta stessa della location, i Musei Civici agli Eremitani, in cui risiedono famose collezioni permanenti, vuole fungere da traino alla riscoperta di quelle opere che hanno costantemente bisogno di essere promosse dalla contemporaneità. La bellissima collezione dei Musei verrà valorizzata attraverso questa mostra temporanea, entrambe sono pagine di un racconto che si snoda attraverso la storia padovana». La mostra sul giovane Casorati si avvale del supporto economico della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e del Gruppo Fischer. «Continuiamo a sostenere la città di Padova – spiega il presidente della Cassa di Risparmio Antonio Finotti – perché si dimostra in grado di proporre iniziative di elevato profilo qualitativo e di sicuro richiamo». La passione e l’impegno, caratteristiche di un artista come Felice Casorati, sono fondamentali per «un miglioramento continuo», obiettivo comune a una multinazionale come Fischer. «Tra gli inediti – spiega la curatrice Virginia Baradel – troviamo il ritratto dell’amica-confidente Tersilla Guadagnini, una signora dell’alta borghesia torinese che lo seguiva e lo incoraggiava, e il cui carteggio è stato sempre considerato dagli studiosi una specie di diario di quegli anni. Figurano in mostra inoltre le opere capitali degli anni padovani e napoletani, in particolare viene esposto per la prima volta, dopo l’unica comparsa in un’esposizione torinese del 1908, il “Ritratto di Don Pedro de Consedo”». Il realismo di Casorati è sempre attraversato da una nota di enigmatica inquietudine, cifra saliente della sua pittura, anche dopo il radicale cambiamento che subirà nel primo dopoguerra con la morte del padre e il definitivo trasferimento a Torino. «Accanto ai numerosi dipinti che illustrano l’avvio e la formazione di Casorati – spiega Davide Banzato, Direttore dei Musei e Biblioteche del Comune di Padova – ci sarà un nucleo fondamentale di opere dedicate alla grafica, in particolar modo all’illustrazione libraria».
Camilla Bottin