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Dal 13 dicembre al 15 marzo   
Gare de l’Est

Gare de l’Est


Inaugurazione della mostra ospitata da Palazzo del Bo e ispirate al De visione di Girolamo Fabrici


Gare de l’Est è il titolo della mostra che sarà inaugurata martedì 13 dicembre alle ore 17.30 all’interno del Teatro Anatomico di Palazzo del Bo dell’Università di Padova. Il Teatro Anatomico dell’Ateneo patavino, completato nel 1595 sotto il magistero del celebre professore di Anatomia Girolamo Fabrici d’Acquapendente, è il più antico teatro anatomico conservatosi.

La mostra si struttura in un progetto, realizzato con la collaborazione e il Patrocinio dell’Università degli Studi di Padova, di valorizzazione e diffusione delle possibili letture e interpretazioni del Teatro Anatomico. Il capolavoro architettonico, inaugurato nel gennaio del 1595, si è mantenuto sostanzialmente intatto e si presta ora, per la prima volta, a custodire tre opere che ne ripercorrono anche la struttura ovvero la cucina anatomica, dove i corpi venivano preparati per l’anatomia, e il luogo d’eccellenza della visione, il teatro stesso, ove la conoscenza prendeva forma nello studio del corpo umano. Le due stanze ospitano le opere di Alberto Burri (Città di Castello, 1915 – Nizza, 1995), Nicola Samorì (Forlì, 1977) e Gustave Joseph Witkowski (Nevers, 1844 – Parigi, 1922), in un vivace confronto imperniato sulla visione e la struttura della vista stessa.

Il tema centrale della mostra deriva da un’accorta lettura del De visione di Girolamo Fabrici d’Acquapendente, autore probabilmente del progetto del Teatro, medico e amico personale di Galileo Galilei, a Padova a partire dal 1592. In un foglio contenuto all’interno della pubblicazione del 1600 si trovano, infatti, immagini dell’occhio che ricordano la struttura del teatro. Il nome teatro (dal verbo θεάομαι, théaomai, vedo) conduce inoltre direttamente alla riflessione sulla vista.
Lo scarto tra la dimensione micro e macro del vedere è evidente nelle opere esposte: una scultura di Nicola Samorì, che collega nel marmo una radice a un frammento lunare, un Cretto di Alberto Burri. La superficie dell’opera, proveniente dalla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, ricorda direttamente la struttura dell’epidermide (etimologicamente la struttura che ricopre il derma) e un atlante architettonico del francese Gustave Joseph Witkowski.
Il progetto a cura di Chiara Ianeselli, realizzato con la collaborazione di Giovanna Valenzano e Maurizio Rippa Bonati e il patrocinio dell’Università degli Studi di Padova, intende valorizzare e proporre nuove possibili letture e interpretazioni del Teatro Anatomico. Il progetto segue le mostre realizzate al Teatro Anatomico de Waag di Amsterdam (Gare du Nord) e al Teatro Anatomico dell’Archiginnasio di Bologna (Gare du Sud): la sperimentazione di diversi formati espositivi, quali mostre personali o collettive realizzate anche con prestiti museali, ha consentito di mantenere una certa vivacità nel progetto. La ricerca si propone di porre in primo piano il patrimonio storico-artistico del teatri anatomici, dando rilievo alle loro vicende e possibili letture attraverso la costituzione di esposizioni temporanee realizzate in maniera continuativa, in seguito alla collaborazione e tessitura della ricerca con specialisti di vari ambiti, artisti e anche elementi naturali. La conoscenza progressiva dei teatri, scandita nel tempo e nello spazio, consente di costituire legami fisici o ideali tra di loro, dando al progetto una maggiore coerenza nell’impostazione di ricerca. L’esposizione si inaugura nel giorno di Santa Lucia del 2016, in risposta al testo di Goethe che, in occasione del suo viaggio in Italia nel 1786 scriveva: “Essi guardano giù nel ristretto spazio dove è il tavolo anatomico, su quale non cade spiraglio di luce”.

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Palazzo del Bo,     Via VIII febbraio 2 , Padova
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