Dentro lo specchio di Andrea Rimondo
14 Dicembre 2014Scultura grezza, scavata fino a “togliere” l’esteriorità con colpi secchi, decisi, fino al momento di massima introspezione: i lineamenti marcati, quasi rappresi in rivoli di colore bianco, di teste stilizzate alludono a un rapporto indagatore con lo Specchio: come Alice di Lewis Carroll, in “Attraverso lo specchio”, Andrea Rimondo si chiede come fare a “condensare” più significati in un’unica espressione che, a prima vista, può sembrare “vacua”. Non c’è nulla da offrire quando invece si può guardare: il sostrato visivo cambia in base alla personalità che si cimenta nell’indagine, si metabolizza in base al proprio vissuto, crea una relazione di strette analogie con l’Altro che è l’artista, nient’altro che un medium per delineare un’espressività meno piana. La piattaforma espositiva dello spazio Lighthink in via Atheste si presta bene a epifanie conoscitive: nel percorso che il visitatore si trova ad affrontare non mancano “sorprese” calate dall’alto, bilancieri sapienziali: una scultura di legno appesa al soffitto, oscillante, oppure una donna distesa a terra, languida. Oltre a un gruppo di dipinti olio su tela in formato “maxi”, con volti spaesati che ricordano poetiche di Art Brut e delineati con pochi tratti di colore, ritroviamo, sulla parete di fondo, album di disegni affastellati in cornici “scartate”: a poche decine di euro il visitatore può scegliere l’arte più consona al suo essere, strappare il disegno e portarselo a casa, come regalo di Natale originale. Questa mostra ad assetto variabile, curata e presentata da Chiara Cibin, resterà aperta fino al 24 gennaio in maniera tale da offrire una “visione-riflessione” continua, straniante: non c’è distanza tra l’artista e il pubblico, basta uno “strappo” per portare con sé un pezzetto di creatività. Il vernissage che si è tenuto sabato 13 dicembre alle 18 ha visto inoltre l’esibizione dei Walking Funk, giovane gruppo atestino formato da Sara Berardelli, Gianluca Cucco, Andrea Zerbetto, Edoardo Olmeda e Mattia Bottaro dalle sonorità jazz-funk, un esperimento musicale del tutto innovativo e sorprendente.
Camilla Bottin
Foto di Franco Tanel.


