Artefatti
28 Ottobre 2014Mercoledì 29 ottobre alle ore 18, in Galleria laRinascente, verrà inaugurata la mostra dell’artista Sonia Strukul.
“La sua pittura – come afferma il critico e storico d’arte Gabriele Romeo – si propone di decorare uno spazio, non cercando compromissioni con l’inquietudine contemporanea. I suoi lavori sono artefatti di un tempo presente, di una memoria storica che cede il passo alla “mimesi trasformista” propria della nostra società contemporanea”.
La sua pelle svuota il silicone mediatico della bellezza, per mostrarci forme impreziosite da diversi media tecnici. Sicuramente la sua abilità e conoscenza sulla tecnica del mosaico, la porta a sviluppare superfici con cristalli, che sembrano rievocare il divisionismo seuratiano, o porzioni di campiture nette che si scandiscono “à plat”, così da generare linee grafiche che chiamano alla nostra attenzione i lavori grafici di M.C. Escher o quelli musivi di Jerry W. Carter.
Anche i suoi riferimenti con l’oriente non sono da meno ed ecco che, in FENICOTTERI (1991), troviamo una corrispondenza con la pittura a soggetti animalisti di Utagawa Hiroshige, così come è vedibile nel celeberrimo Gru, pino e sole nascente (1852-53).
I paesaggi strukuliani, vengono immersi in una dimensione onirica, eliminando volutamente qualsivoglia riferimento umano. In questo modo in EDEN ? (2013) il paesaggio della Strukul subisce un’astrazione del colore in dicotomia con le maniere tecniche: orientale, impressionista e fauvista. Kataushika Hokusai realizzava distese di paesaggi con elementi minimalisti, come ad esempio le serie di stampe giapponesi pubblicate in Cento poesie per cento poeti spiegate dalla balia (1835-36); Henri Rousseau, poneva delle aperture “fitomorfe” sparse in piani sequenziali creando, così, delle quinte teatrali, come in Il sogno (1910).
Ed uscendo fuori dalle forme simboliche ecco che “elementi naturalistici” della Strukul sintetizzano, tra i tanti artisti, le forme del sentimento e dell’emotività caratteristiche di Caspar David Friedrich e Vincent Van Gogh. Un tratto segnico febbrile, quello della Strukul, che non si stanca di creare un dialogo evolutivo tra il “sogno”, la “realtà” e il “genere (soggetto) pittorico”.
La sua arte è un’osservazione microscopica ed ossessiva per la natura neofita.