Orto Botanico
4 Aprile 2013VIA E PONTE ORTO BOTANICO
Proseguendo a sinistra da Piazza del Santo, dando le spalle alla Basilica ci si immette in Via Orto Botanico. Il toponimo fu inizialmente dato al solo ponte che scorre vicino all’Orto stesso, nel 1546 per ordine del Senato Veneziano. In seguito passò anche alla strada. Sembra che tuttavia anticamente il ponte si chiamasse “dei Sospiri” o “Sospiroso” poiché i cittadini a cui erano stati confiscati i beni e le abitazioni “si radunarono…sopra questo ponte a sospirar le loro sventure..”.
ORTO BOTANICO
Orario di visita: 9 – 13 e 15 -18 (tutti i giorni da aprile ad ottobre)
9 – 13 (chiuso i festivi da novembre a marzo)
Ingresso a pagamento
Informazioni: tel. 049 827.21.19 fax 049 65.66.86
L’Orto Botanico di Padova (il più antico Orto Botanico Universitario del mondo) nasce nel 1545 per delibera del Senato della Repubblica Veneta. La sua istituzione fu sollecitata dal medico naturalista Francesco Bonafede affinché in esso si coltivassero le piante medicinali che a quel tempo erano costituite nella maggioranza da medicamenti provenienti direttamente dalla natura, detti “semplici”. La coltivazione di queste piante nei primi Orti Botanici fece si che essi si chiamassero Giardini dei Semplici (Hortus Simplicium). Proprio perché allora regnava ancora una grande incertezza circa l’identificazione delle piante medicamentose usate dai celebri medici dell’antichità, il Bonafede ritenne dunque che l’Orto avrebbe aiutato gli studenti a riconoscere le varie piante medicinali.Sembra che la realizzazione dell’Orto sia stata affidata dalla Serenissima all’architetto Andrea Moroni che si occupò della sua realizzazione secondo un progetto ideato dal patrizio veneziano, ambasciatore della Repubblica, Daniele Barbaro. Furono presi ad esempio certamente gli Horti Conclusi medievali, mentre il disegno architettonico seguì lo schema perfetto del quadrato inscritto in un cerchio, divisi in quattro parti da due viali orientati secondo i punti cardinali.
La realizzazione dell’Orto avvenne i tempi piuttosto rapidi tanto che già nel 1546 si cominciarono ad impartire delle lezioni.
Luigi Squalermo, detto Anguillara, fu il primo custode dell’Orto e fece piantare circa 1800 piante. Tuttavia, nonostante fossero previste gravi pene (in alcuni casi anche l’esilio), numerosi e continui erano i furti notturni, così che si fece erigere un muro circolare di recinzione.
Dalla fine del XVI secolo furono poi inserite molte fontane e nel 1704 furono realizzati i quattro cancelli ed i portali d’ingresso con grandi acroteri sovrastati da piante in ferro battuto. Nella prima metà del ‘700 il muro, lungo il perimetro esterno fu poi arricchito da una balaustra in pietra d’Istria su cui furono posto vasi e busti d’importanti personaggi. Presso la porta sud fu posta la statua di Teofrasto, mentre su quella est fu collocata la statua di Salomone (firmata da Antonio Bonazza) presso la fontana delle quattro stagioni.
Tre sono le meridiane nell’Orto: una cubica, una cilindrica ed una sferica.
Nella prima metà del XIX secolo furono poi realizzate le serre e il teatro botanico.
Nel corso dei secoli l’Orto venne continuamente arricchito da piante provenienti dai vari paesi del mondo ed in particolar modo da quelli in cui la Repubblica Veneta aveva i suoi possedimenti, così da dare a Padova un ruolo preponderante nell’introduzione e nello studio di numerose piante esotiche.
Annesso all’Orto furono poi realizzati la biblioteca, l’erbario e i laboratori.
Oggi l’Orto Botanico di Padova si occupa di molte attività di didattica e ricerca oltre che della conservazione di specie rare e minacciate; dal 1997 è inoltre iscritto alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Nell’Orto è inoltre presente un itinerario per non vedenti e ipovedenti disponibile durante la bella stagione. Esso comprende una serie di piante in vaso legate a temi variabili durante l’anno. I cartellini riportano il nome e le caratteristiche delle specie anche in scrittura Braille.Piante più antiche
Fino al 1984 è vissuto nell’Orto un Vitex agnus-castus, presente dal 1550, ma probabilmente più vecchio dell’Orto stesso poiché tale specie era utilizzata dai Benedettini che ritenevano avesse facoltà anafrodisiache.
La pianta vivente più antica è ora una palma di S. Pietro piantata nel 1585 e chiamata Palma di Goethe da quando il poeta tedesco, che la studiò, espresse la sua intuizione evolutiva nel saggio del 1790 su La Metamorfosi delle Piante. La palma è ora custodita in una serra nell’Hortus Sphaericus insieme al ginkgo e alla magnolia della metà del XVIII secolo.
Nell’Arboretum vive invece dal 1680 un grande platano. L’Arboretum custodisce inoltre un tronco sezionato di olmo vissuto fino al 1991, in cui sono visibili gli anelli annuali di crescita.
Infine si trovano nell’Orto dei cipressi calvi originari delle paludi della Luisiana e della Florida e due esemplari di Metasequoia glyptostroboides, specie conosciuta solo fossile fino al 1942 e trapiantata qui nel 1961.Collezioni di piante
Sono presenti nell’Orto delle collezioni di piante dalle caratteristiche particolari, coltivate in serra o all’aperto.
1. Piante insettivore
2. Piante medicinali e velenose
3. Piante dei Colli Euganei e piante rare del triveneto
4. Piante introdotte in Italia dall’Orto BotanicoNell’Orto sono inoltre stati ricostruiti alcuni ambienti naturali con la coltivazione delle specie di piante che li caratterizzano.
1. Macchia Mediterranea
2. Giardino Alpino
3. Ambiente d’acqua dolce
4. Piante succulente
5. Serre delle orchidee
VIA BRIOSCO
Uscendo dall’Orto Botanico si continui per la Via omonima e poi si svolti a destra in Via Briosco. La strada è intitolata allo scultore e architetto Padovano, Andrea Briosco (1460-1532).
Fu ideatore della Cappella del Santo e collaborò alla decorazione dell’altare maggiore. Una statua fu eretta nel 1778 in suo onore in Prato della Valle.
Originariamente la strada portava il nome di Via San Leonino poiché una chiesetta intitolata a San Leonino (vescovo padovano del III secolo) esisteva già nel XIV secolo. Unito alla chiesa vi era inoltre un ospedale tenuto dai gesuiti, poi detto “delle levatrici”. La chiesa e l’ospedale furono demoliti nel 1821 e ridotti ad abitazione privata. Il nome, in origine San Liolino, fu poi corrotto dal popolo in San Violino ed esiste ancora un motto popolare secondo il quale “San Violino…fa piasseri a Santa Giustina” poiché la tradizione sostiene che durante alcune feste religiose i monaci di Santa Giustina avessero avuto bisogno di chiedere a quelli di San Leonino alcuni paramenti sacri. Per l’esistenza dell’ospedale la località intorno era chiamata, ai primi dell’800 “al Gesù”.
VIA DONATELLO
Al termine di Via Briosco si sbocca in Via Donatello intitolata, dal 1900, al grande scultore fiorentino del XIV secolo. Ebbe proprio in questa strada la sua officina padovana on cui avvenne la fusione della statua del Gattamelata e dove lavorò ai pannelli della Basilica del Santo.
In origine la strada era detta Via Betlemme e fu poi collegata con Via Maglio per divenire Via Donatello. Sembra che in origine in Via Betlemme vi fosse un ospedale di ciechi di Betlemme, con annessa una chiesetta, poi ceduto alle monache agostiniane. Nel 1441 Pallante Strozzi, esule fiorentino, edificò a sue spese una nuova chiesetta che, decorata da P. Damini, era ancora officiata nel 1780 con il nome di Santa Maria di Betlemme in cui vi era sepolto lo storico G. Brunacci (1711-1772).
Via Maglio era invece così detta perché già nel 1400, all’angolo con l’ingresso dell’Orto Botanico vi era un maglio per battere il rame, mosso dall’acqua del piccolo canale. Da questo ebbe il nome anche la contrada. Il nome restò anche quando il maglio fu sostituito da un mulino e poi da una macina per polvere da sparo che provocò uno scoppio violento nel maggio del 1617 con danni alle case vicine, alla Basilica del Santo e la morte di molti uomini. Sembra che prima del Maglio vi fosse un ospedale per i pazzi e la contrada portasse questo nome, ma poche e imprecise sono le notizie a riguardo.
Piccola strada tra Via Donatello e Via Belludi, aperta nel 1925 e dedicata all’artista Giovanni Maria Falconetto attivo a Padova dal 1522 al 1535, presso l’umanista Alvise Cornaro. Egli realizzò inoltre le due Porte di San Giovanni e Savonarola.
VIA BELLUDI
Tempo consigliato di percorrenza: 5 minuti
La strada è piuttosto nuova in quanto la sua apertura risale al 1927.
Porta il nome di Luca Belludi, appartenente ad un’antica e nobile famiglia padovana. Luca Belludi nacque all’inizio del XIII secolo e nel 1226 fu tra i primi seguaci di San Francesco. Fu inoltre amico e seguace di Sant’Antonio che seguì ovunque. Fu nel 1231, alla morte del Santo, che Belludi sollecitò la realizzazione di una chiesa in suo onore e protesse i padovani contro Ezzelino che si vendicò decretando la confisca dei beni e l’esilio per la sua famiglia. Morì nel 1263 e fu sepolto al Santo.