Ritagli

24 Novembre 2014 By Valentina

Compagnia Teatrale Piccoli Principi
scritto ed interpretato da Alessandro Libertini
regia Alessandro Libertini e Véronique Nah
ideazione suono Luca Libertini
collaborazione artistica e tecnica Claudio Coloberti e Antonia Monticelli

Ci sono artisti che si rapportano all’infanzia per necessità poetica. Sono artisti che ambiscono all’essenzialità e alla purezza. Sono artisti che si nutrono d’infanzia: delle atmosfere, dei ricordi, dei desideri, ma anche delle logiche, dei metodi ideativi, delle regole compositive tipiche dell’infanzia. Questi artisti vorrebbero carpire i segreti delle stilizzazioni dei bambini nei loro modi di disegnare, nel loro modi dl parlare. Questi artisti, dei bambini hanno stima e rispetto, ai bambini si rapportano come se fossero dei colleghi e, in alcuni casi, persino dei maestri. Sono note a tutti le parole di Picasso: – A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino… In “Ritagli”, si assiste al lavoro di uno di questi artisti nel suo atelier. Egli disegna con le forbici: servendosi della tecnica del papier découpé crea ambientazioni suggestive. Come per incanto, i suoi découpages diventano spunti per storie da narrare, storie nate direttamente dal manovrare le forbici. Sembra che Hans Christian Andersen si divertisse a ritagliare figurine nella carta per raccontare fiabe. Chissà se l’idea di un temerario soldatino di stagno innamorato di un’acrobatica ballerina di carta, che viveva in un castello tutto di carta, non sia nata dallo scorrere dell’affilato utensile d’acciaio piuttosto che dalla morbida penna.

I Piccoli Principi non escono con un nuovo lavoro teatrale senza prima averlo presentato al pubblico degli “esperti”, degli eruditi in campo estetico, artistico, teatrale, ma anche pedagogico o scientifico. Ma la macchina scenica trova conferma della sua efficacia comunicativa solo attraverso il confronto con il pubblico inesperto, composto di spettatori che per mancanza d’esperienza o d’istruzione ignorano i precetti che regolano il linguaggio teatrale, o sono impreparati a coglierne i riferimenti culturali. La creazione artistica non può che provare giovamento dall’incontro con un pubblico che, pur essendo interessato alla rappresentazione della complessità della realtà, esige immediatezza e chiarezza di linguaggio. Per i Piccoli Principi il pubblico – qualsiasi pubblico – è parte integrante del processo di creazione e componente essenziale al completamento dell’opera teatrale. Come diceva Jean Vilar, “ogni pubblico è l’artefice del proprio teatro”.