Come conchiglie sulla spiaggia

5 Aprile 2016 By Elena Bottin

Tra le onde di un mare che «urla e biancheggia» come nella poesia del «toscanaccio» Carducci, compare un vecchio peschereccio grigio che trasporta piccoli lavoratori immigrati. L’italiana Toni, che vaga per la pineta in cerca di poesie senza titoli, pensieri liberi come se fossero conchiglie portate dalla marea, non riesce a frenare la sua curiosità: entra, suo malgrado, in un capannone nascosto tra le frasche e si trova di fronte a una realtà sconosciuta di sfruttamento minorile. Il più grande di questi ragazzini, Chan, le fa promettere di non dire niente a nessuno. La paura che gli aguzzini si vendichino sulle famiglie incombe sulle loro teste. A tirare fuori Toni dai pasticci sono due aiutanti piuttosto strani: il primo è un gatto talmente grosso da essere definito un «bisonte», il cui pelo rosso vivo è impregnato di salsedine e il vecchio maestro Oreste, dalla fluente barba bianca e dal fiato corto che cerca, con la sua bicicletta malandata, di stare dietro ai malviventi in fuga. Il libro di Giuliana Facchini, pubblicato da Edizioni Paoline, è rivolto a un pubblico di lettori dai 9 anni in su: lo stile si distingue per una grande nitidezza nella descrizione di avvenimenti e persone, un vero e proprio quadro “realista” che può portare i ragazzi ad avvicinarsi a mondi diversi da quello in cui vivono con precisione ma anche con tatto. Le 105 pagine del libro sono intervallate dalle belle illustrazioni fumettistiche di Erika De Pieri e dalle delicate poesie di Roberta Lipparini.

Intervista all’autrice Giuliana Facchini

I tuoi personaggi sembrano così reali che il lettore si immagina che vivano nella casa accanto. Come li elabori nella fase della stesura del testo?
Come dico ai bambini, mi metto in posizione di ascolto nei confronto dei miei personaggi. Lascio libera la fantasia e scrivo d’impulso. Razionalmente di dico che ho la fortuna di aver avuto due figli molto socievoli e la casa sempre piena dei loro amici. Grazie al mio mestiere ero una mamma più libera di altre madri lavoratrici. Vivere tra i ragazzi e ascoltarli mi ha sempre divertito e per empatia, credo, di aver imparato a raccontarli nelle mie storie.

“Come conchiglie sulla spiaggia” è un racconto di fantasia per introdurre i giovani lettori nelle difficili tematiche del lavoro minorile e dell’immigrazione. Durante le presentazioni che hai fatto, come hanno reagito i piccoli a queste notizie? Erano sorpresi o consapevoli della realtà che li circonda?
Fino a ora non ho riscontrato particolare sdegno o stupore da parte dei bambini rispetto al problema del lavoro minorile.  Credo lo considerino molto lontano da loro e dalla loro realtà. Ma attenzione, quella sì. Ho ricevuto grande attenzione e forse un pizzico di naturale diffidenza. Credo fermamente che portare certe problematiche ai bambini attraverso i libri sia un seminare per raccogliere nel tempo. Si parla di qualcosa di grande per loro, un pensiero pesante da portare, se sei bambino. Eppure qualcosa inspiegabilmente rimane dentro di loro, ne sono certa, perché le emozioni che dà un libro restano per sempre anche se non ce ne rendiamo conto.

Hai seguito corsi di recitazione e di doppiaggio, il tuo desiderio è sempre stato quello di raccontare storie. Ti piace di più viverle o scriverle?
Questa è una domanda bellissima! Quando scrivo le mie storie, le vivo. Non si crea emozione nel lettore se prima non la prova chi scrive.  Alle volte leggo parti dei libri ad alta voce, altre preparo piccoli video, altre volte ancora nascono spunti teatrali. Vivere dentro le storie mi piace, peccato doverne uscire ogni tanto per tornare alla vita di tutti i giorni!

Camilla Bottin

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