Riapre Villa Molin

23 Settembre 2019 By Andrea

Visita guidata a Villa Molin per il giorno 29 settembre 2019 alle ore 17.00
prezzo d’ingresso comprensivo di guida per villa e giardino € 12,00
(bambini fino a 10 anni gratuito)

La villa progettata nel 1597 da Vincenzo Scamozzi per l’ambasciatore della Serenissima Nicolò
Molin, è uno degli immobili più importanti di Padova
All’interno è un prezioso scrigno di opere d’arte realizzate in 4 secoli
Da oggi è finalmente possibile visitarla con tour guidati da un architetto esperto in storia
dell’arte che racconterà le caratteristiche architettoniche ed artistiche e le affascinanti vicende
delle famiglie che vi hanno vissuto
La villa è aperta anche per eventi e cerimonie

“L’illustrissimo signor Niccolò Molino Cavaliere, fabbricò secondo questi nostri disegni ad
un luogo detto la Mandria…onde è congiunto insieme il comodo & il piacere della villa….
L’aspetto della fabbrica guarda a Sirocco: dinanzi le passa la strada maestra e corre il
Bacchiglione, fiume molto navigabile”

Così Vincenzo Scamozzi racconta villa Molin nel suo trattato e così ci e’ stata tramandata dal 1597.
Fedele al suo progetto originale si erge maestosa e si specchia elegantemente nelle acque del canale
Battaglia.

Il committente: Nicolò Molin
La villa fu edificata nel 1597 da Nicolò Molin, Savio di Terraferma, ambasciatore della Serenissima
presso il Granducato di Toscana e presso la corte d’Inghilterra, marito della figlia del doge Alvise
Grimani.
La famiglia Molin diede alla repubblica di Venezia molti uomini illustri, saggi e valorosi nella politica e Villa Molin, via Ponte della Cagna 106, Padova nelle armi e virtuosi prelati.
I patrizi veneziani gareggiavano tra loro con la costruzione delle sontuose residenze, quindi, quando
Niccolò decise di costruire una villa di campagna per rendere omaggio alla propria famiglia chiamò il
più importante architetto del suo tempo a Venezia: Vincenzo Scamozzi, allora proto della Repubblica e
autore delle Procuratie Nuove in piazza San Marco e continuatore di alcuni progetti di Palladio.
Il progettista: Vincenzo Scamozzi
Scamozzi, il progettista di Villa Molin, è l’ultimo dei grandi architetti del Rinascimento, stretto fra la tradizione trionfale della generazione di Palladio e il mondo nuovo di Galileo Galilei.
Cerca una propria dimensione in una visione dell’architettura come pratica razionale, attenta agli
aspetti funzionali, all’economia dei mezzi, ma anche a un nuovo rapporto con il paesaggio, producendo
capolavori come la Rocca Pisana di Lonigo, il teatro di Sabbioneta, le Procuratie Nuove in piazza San
Marco a Venezia.
Wittkower lo definisce “il padre intellettuale del Neoclassicismo”
Figlio di un agiato costruttore edile di Vicenza, Scamozzi ebbe una formazione scolastica molto ampia
studiando architettura sui testi di Sebastiano Serlio e approfondendo lo studio degli edifici antichi con frequenti viaggi a Roma e accumulando un sapere che travalica di gran lunga i limiti delle discipline inerenti l’architettura nei campi più diversi, dai classici latini e greci ai più diffusi titoli della “moderna” divulgazione.
La sua fama è legata anche al testo: “l’idea dell’architettura universale” (1615) che raccoglie i progetti di Scamozzi e il suo dotto e ampio concetto di architettura.
L’influenza del suo pensiero lo portò ad essere annoverato come ultimo elemento dell’insigne gruppo
dei teorici “classicisti” e normativi dell’architettura, sul fondamento dei quali si stabilì il canone della teoria dell’architettura, riguardante gli ordini delle colonne, valido sino alle soglie della modernità.
La grande diffusione avuta all’estero, soprattutto in Olanda e Inghilterra, lo rese testo di studio e di ispirazione per gli architetti, facendo diventare Scamozzi un vero maestro da studiare e da imitare.
Inigo Jones e John Soane visitarono personalmente Villa Molin e citarono Scamozzi come un maestro-

La villa:
Tutte le più importanti famiglie nobili di Padova, nei secoli, tramite matrimoni e passaggi di proprietà
risiedettero nella villa. Dopo i Molin la villa passò ai Capodilista e quando il ramo della famiglia si
estinse passò ai Conti nel 1672. A loro si devono gli affreschi del salone centrale, come testimoniano gli
scudi presenti nella volta del salone.
Nel 1748 fu ospitato il Vescovo di Padova, Carlo Rezzonico, che divenne Papa Clemente XIII.
Nel 1772 la famiglia Capodilista riacquistò la villa e realizzò gli splendidi stucchi delle sale al piano
primo.
Il cervo rosso, simbolo dei Capodilista, si ritrova sulle porte del piano terra e in altri elementi decorativi
come gli scudi raffigurati agli angoli della volta del salone, che raccontano dei matrimoni tra i
Capodilista e altre famiglie nobili.
Tramite passaggi di proprietà e matrimoni passò ai Dondi Orologio
Nel 1918 fu sede di alcuni incontri che portarono all’armistizio firmato il 3 novembre presso la vicina
villa Giusti.
Nel 1955 fu acquistata dall’industriale Igino Kofler, che realizzò importanti interventi di ripristino che riportarono la villa al suo antico splendore.
Il restauro di Kofler riportò alla luce gli affreschi originali, eliminando alcuni decori ottocenteschi non coerenti con la struttura e l’originale visione della villa
La mano sapiente ed esperta del suo progettista, Vincenzo Scamozzi ha disegnato volumi nitidi ed
eleganti ed una planimetria dalla straordinaria coerenza geometrica, basata sul quadrato che determina
sia la forma della villa che della sala centrale.
Il piano terra si articola in sale angolari raccolte attorno alla stanza centrale dotata di una virtuosistica volta ribassata.

Lo scalone monumentale porta al piano superiore dove esplode la magnificenza del volume del salone
a tripla altezza, interamente affrescato con vestiboli che inquadrano viste diverse sui quattro punti
cardinali e sale decorate a stucco negli angoli.Nel salone centrale virtuali architetture, dipinte in
prospettiva, ricoprono per intero le pareti e la volta, creando un insieme di grandiosità che ricorda le aule termali romane studiate in gioventù da Scamozzi. La policromia accentua la varietà e l’illusione di profondità degli spazi.
Nicchie e cammei ovali in monocromo violetto abbracciano e sovrastano le quattro porte centrali. Vi si
narrano episodi della vita di Enea, il più valoroso dei Troiani dopo Ettore.
Al di sopra delle otto porte angolari, finti cassettonati e vasi di fiori, contribuiscono ad accentuare la dimensione prospettica di tutto l’impianto quadraturistico.
La volta si innalza da un lineare cornicione dipinto; negli angoli, colonne corinzie di marmo rosso
delimitano otto profonde loggette da cui si affacciano musici, dame e cavalieri. Gli stemmi delle famiglie Capodilista e Conti sono sui quattro angoli.
Nelle quattro vele sono raffigurati quattro putti contro un cielo azzurro, che rappresentano le stagioni, segno del passare del tempo e tema frequente delle raffigurazioni nelle ville.
Il riquadro al centro racconta il mito secondo il quale Aurora si innamorò dell’eroe troiano Titone, ma si dimenticò di chiedere per lui l’eterna giovinezza. Alla fine, ridotto a sola voce lo trasformò in cicala.
Fanno da originale contrasto i leggeri e delicati stucchi realizzati nel tardo settecento dalla famiglia Capodilista che decorano con volute, tralci e camei le camere e i salottini.
Lampadari in vetro e arredi antichi completano la dimora dando un carattere vivo e accogliente a tutte
le stanze.
L’elegante pronao ionico si erge maestoso sulla via e si riflette su canale Battaglia.
Sul frontone è posto lo stemma in pietra della famiglia Molin, raffigurante la ruota di mulino.
Gli originali capitelli diagonali di cui sono adorne le colonne sono noti come “capitelli scamozziani” e sono ispirati dal tempio di Saturno a Roma, che Scamozzi aveva visitato durante in suoi viaggi di studio in cui aveva studiato e ridisegnato le opere classiche.

La loggia appare come una sala aperta, e se si considerano le balaustre interposte alle colonne e
l’impiego di capitelli ionici con volute diagonali, non sembra errato considerare il pronao una facciata che richiede una visione di scorcio, offrendosi allo sguardo dei passanti sulla via e sul canale come su una strada cittadina. Tre statue acroteriali di stile neoclassico decorano la sommità del pronao.
Da qui Nicolò Molin e i suoi successori dominavano le loro terre, godevano di una bellissima vista sul
giardino e accoglievano gli ospiti

Il parco:
Alberi secolari incastonano il maestoso giardino all’italiana, tra laghetti, ruscelli e ponti.
Gli scenari sono diversi e suggestivi.
Il giardino all’italiana rigorosamente geometrico con statue settecentesche è posto al lato sud, sul retro della villa si apre invece il giardino romantico.

La attività della villa oggi:
Villa Molin riapre le sue porte per accogliervi in una dimora ricca di fascino.
Una residenza che ancora trasuda i fasti del passato e che più che mai, ancora oggi, è ideale per
celebrare ogni ricorrenza o momento speciale da cristallizzare nella memoria e nel cuore.
E’ possibile effettuare visite guidate su prenotazione.
Le visite possono essere sia in Italiano che in inglese, accompagnati da un architetto esperto in
restauro e storia dell’arte.

La villa inoltre offre un servizio su misura per organizzare qualsiasi tipo di evento
Gli spazi interni e le diverse sale rendono la villa estremamente versatile e adatta a gestire momenti
diversi.
Il giardino all’italiana e il giardino romantico completano la villa e ne diventano il perfetto sfondo.
E’ possibile ospitare le auto all’interno della proprietà.