Quel diavolo di un trillo. Note della mia vita
29 Settembre 2014«Si creò un buon giro di amici, strumentisti dilettanti che erano soliti riunirsi con il maestro Coggi a casa di mio padre per far musica insieme. Eseguivano il repertorio cameristico con passione. Io avevo circa tre anni: quando a sera arrivavano gli ospiti con i loro strumenti, m’infilavo sotto il pianoforte. Non c’era verso di togliermi da quella specie di tana per mandarmi a dormire, volevo sentire a tutti i costi le musiche che eseguivano. E quando mi accorgevo che qualcuno stonava o sbagliava le note, protestavo a modo mio, fischiando sonoramente. Avevo una grande voglia di suonare, di partecipare anch’io ai concerti. Avevo trovato due piccoli pezzi di legno, uno un po’ piatto che mettevo tra il mento e la spalla, e un altro con cui… “suonavo”! Giravo per casa felice, avevo il “mio” violino».
Uto Ughi, Quel diavolo di un trillo