Pfas – Inquinamento delle falde acquifere

27 Maggio 2016 By Elena Bottin

Nel luglio 2013 le autorità informarono sulla presenza nelle falde acquifere del Veneto, spesso in concentrazioni elevatissime, dei composti perfluoroalchilici (PFAS), una “nuova” classe di inquinati persistenti globali, le cui principali proprietà chimico-fisiche (stabilità termica, idrorepellenza, oleorepellenza) sono sfruttate per produrre una miriade di prodotti di largo consumo quotidiano (Teflon, Goretex, insetticidi, pesticidi, detersivi, pelli, tessuti impermeabili, contenitori per alimenti…).
Diabete, iperuricemia, ipercolesterolemia e sue complicanze (aterosclerosi, ictus cerebrale, cardiopatie ischemiche), riduzione del numero degli spermatozoi, infertilità maschile e femminile: sono queste le malattie ad ora dimostrate essere più frequenti nei soggetti esposti ai PFAS.
Finora la Regione Veneto non ha dato seguito alla richiesta che fosse iniziato un monitoraggio sanitario dell’intera popolazione potenzialmente contaminata. Pertanto ISDE Vicenza, in collaborazione con prestigiosi ricercatori indipendenti (Mastrantonio dell’ENEA, Bai, Crosignani) ha condotto uno studio che, primo in Europa, ha evidenziato una maggiore mortalità (con oltre mille morti in eccesso rispetto a quelle attese) per molte malattie PFAS-associate nei comuni le cui acque potabili presentano concentrazioni di PFAS> 500 ng/L. È possibile, quindi, che i PFAS siano tossici anche a concentrazioni inferiori ai limiti obiettivo stabiliti dalle autorità italiane (1030 ng/L).
Resta da risolvere il problema di chi dovrà risarcire i danni e accollarsi i costi della bonifica, finora sostenuti dalla comunità, perché in Italia non esiste un limite di legge “protettivo” per la salute umana.