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  23/02/2024            17:00
Max Horkheimer e la ‘nostalgia del totalmente Altro’

Max Horkheimer e la ‘nostalgia del totalmente Altro’


A partire dalla ‘eclissi della ragione’, introduzione al filosofo: vita, opere e pensiero Relatore: Stefano Martini


«Max Horkheimer nacque a Zuffenhausen, presso Stoccarda, nel 1885, da famiglia ebrea; dapprima lavorò presso l’impresa […] commerciale paterna, stringendo amicizia con F. Pollock, che allora studiava economia politica; poi partecipò alla Prima guerra mondiale e, dopo la fine della guerra, completò gli studi, laureandosi nel 1922. […] nel 1930 divenne direttore [dell’Institut für Sozialforschung (Istituto di ricerca sociale)], essendo contemporaneamente nominato professore nell’università di Francoforte. All’Istituto collaborarono subito Adorno, Löwenthal e Fromm, e poi anche Marcuse. Nel 1934 Horkheimer si trasferì a New York, dove qualche anno più tardi rifondò l’Istituto con Adorno e Marcuse. In questo periodo egli pubblicò vari articoli nella “Zeitschrift für Sozialforschung”, che vennero poi raccolti nel volume Kritische Theorie (Teoria critica, 1968). Nel 1947, sempre a New York, scrisse Eclipse of Reason (Eclisse della ragione, 1947) [che nel 1967, uscì in una nuova edizione tedesca, con il titolo Sulla critica della ragione strumentale (Zur Kritik der instrumentellen Vernunft)] e, in collaborazione con Adorno, Dialektik des Aufklärung (Dialettica dell’illuminismo, 1947). Tornato a Francoforte con Adorno nel 1950, Horkheimer vi riaprì l’Istituto e riprese l’insegnamento nell’università, della quale fu anche rettore nel 1951» (E. Berti, Storia della filosofia. Ottocento e Novecento, Laterza, Roma-Bari 1991, p. 293).
Horkheimer ritornò ancora negli USA nel 1954, dove insegnò nell’Università di Chicago fino al 1959. Lasciato l’insegnamento e la direzione dell’Istituto, per raggiunti limiti di età, rientrò in Europa e si trasferì a Montagnola, nel Canton Ticino, dove rimase fino alla morte, avvenuta a Norimberga nel 1973. Fu sepolto nel cimitero ebraico di Berna. «La sociologia che Horkheimer intende promuovere attraverso l’Istituto di ricerca sociale di Francoforte si differenzia da quella weberiana per il fatto che non si limita a descrivere e a spiegare i comportamenti sociali, come se fossero una parte della realtà separata da tutte le altre […]. Ciò significa che la sociologia non può essere semplicemente una scienza particolare, ma deve far parte di quella considerazione generale della totalità che è la filosofia. Inoltre la sociologia non può essere semplicemente descrittiva, cioè “a-valutativa”, come secondo Weber deve essere ogni scienza, ma al contrario essa deve farsi carico di vere e proprie valutazioni, cioè deve essere “critica” nei confronti dello stato delle cose esistente. Da qui la concezione di essa come teoria critica della società. L’oggetto principale della critica di Horkheimer è la scienza, la quale a suo avviso è anch’essa legata alle condizioni generali della società in cui si è sviluppata, cioè della società capitalistica, ed è perciò da lui considerata come una “funzione sociale”, dipendente dalle forze e dai metodi della produzione capitalistica e perciò riflettente in sé le contraddizioni di quest’ultima» (ibidem). Rifletteremo sull’evoluzione del pensiero di Horkheimer mediante l’analisi parziale di alcune sue opere.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su padova@icit.it

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