Lettere a Bruna. Il dolce naufragio d’amore di Ungaretti
26 Marzo 2018Il volume che sarà presentato questo giovedì in Sala degli Anziani testimonia la storia d’amore tra l’ormai anziano poeta Giuseppe Ungaretti e la giovane Bruna Bianco.
Sei comparsa al portone/In un vestito rosso/ per dirmi che sei fuoco/Che consuma e riaccende.
Così Giuseppe Ungaretti descrive il suo incontro, avvenuto nell’estate del 1946 in Brasile, con la giovane Bruna Bianco, che lo avvicina alla fine di un incontro pubblico per consegnargli alcune sue poesie. Prende avvio così una relazione che – data la distanza – si esprimerà attraverso un fittissimo scambio epistolare.
Le quasi quattrocento lettere che qui si presentano, gelosamente custodite per cinquant’anni dalla destinataria, sono ora raccolte nel volume Lettere a Bruna curato per Mondadori da Silvio Ramat, professore emerito dell’università di Padova.
Leggere queste missive e farsi coinvolgere dalla loro energia evocativa è un tutt’uno- racconta Raffaella Bettiol – Si viene a conoscere la travolgente passionalità di un uomo, il quale si sente pervaso da una “smisurata demenza” ad amare e desiderare una donna tanto più giovane, senza la quale, tuttavia, la vita non avrebbe più alcun significato
Ti amo, amore. Sono vecchio, tanto vecchio, faccio male ad amarti- scrive Ungaretti alla giovane amata – Ma non posso non amarti. Sei la figura più luminosa di poesia che uno possa incontrare, e non posso non adorarti, non baciarti, con gli occhi pieni di luce d’amore dei tuoi profondi chiari occhi, che sono come acqua d’un infinito mare chiaro, dov’è “dolce naufragare”.
Donna reale, quindi, Bruna, ma al contempo figura poetica, musa, incarnazione della giovinezza al cospetto del poeta antico. Felice, e disperato d’esserlo, Ungaretti le racconta i suoi pensieri, gli incontri, le delusioni, commenta quadri, mostre e letture, allega prove poetiche e di traduzione, guida la giovane sul sentiero della poesia.
Dall’epistolario non emerge, infatti soltanto l’urgenza dell’amore, come precisa Silvio Ramat, bensì esso è anche il diario di una senilità straordinaria, piena di progetti e di memorie, di impegni confortanti e di relazioni umane, seguendo linee guida molteplici ma sempre collegate tra loro, in cui il poeta affronta anche temi universali: il rapporto tra amore e morte, giovinezza e vecchiaia, e la forza sempre viva del sentimento e della poesia eternatrice.
Introduce Raffaella Bettiol presidente onoraria del comitato di Padova della Società Dante Alighieri.