Incontro con il regista Dagmawi Yimer

17 Settembre 2015 By Valentina

Il Master in Studi Interculturali e il progetto ImmaginAfrica dell’Università di Padova organizzano l’incontro “Lo sguardo onesto del clandestino”: l’immigrazione vista dagli occhi di un rifugiato, il regista etiope Dagmawi Yimer.
Nella Sala Bortolami del Dipartimento DiSSGeA, l’appuntamento si svilupperà su un doppio fuoco: la vicenda biografica del regista, sbarcato a Lampedusa nel 2006, e una riflessione sulla cinematografia. Per questo Dagmawi Yimer porterà tre suoi documentari – Soltanto il mare, Va’ pensiero e Asmat – espressione di un lavoro di impegno sociale realizzato non solo come denuncia ma come promozione e valorizzazione della cultura e dell’arte cinematografica.

Soltanto il mare viene girato a Lampedusa nel corso del 2010, periodo nel quale l’isola aveva smesso di fare notizia, e completato all’inizio del 2011, quando i nuovi sbarchi l’hanno riportata su tutti i media. Il film propone lo sguardo incrociato di due realtà che a Lampedusa raramente dialogano tra loro: quella di un migrante, in questo caso Dagmawi Yimer, sbarcato da clandestino sulle coste dell’isola nel 2006 e che a Lampedusa deve la sua stessa vita, e quella degli abitanti di Lampedusa. Se al migrante fresco di sbarco l’isola era apparsa come l’avanguardia del benessere, con i suoi alberghi, le sue barche, i suoi turisti, alla sua videocamera si svela ora piena di problemi.

Va’ pensiero è il racconto incrociato di due aggressioni razziste a Milano e Firenze e della complicata ricomposizione dei frammenti di vita dei sopravvissuti. Milano: Mohamed Ba, 50 anni, griot, attore e educatore senegalese residente in Italia da 14 anni, viene accoltellato il 31 maggio del 2009 in pieno giorno, nel centro di Milano. Firenze: Mor e Cheikh, immigrati anche loro dal Senegal e residenti a Firenze, vengono colpiti il 13 dicembre 2011 mentre sono al lavoro al mercato di San Lorenzo. Le storie dei tre protagonisti s’incrociano nel racconto delle loro drammatiche esperienze di vita e, malgrado tutto, le loro speranze di continuare a vivere in Italia, con la continua paura e incertezza di incrociare uno sguardo o un gesto che li riporti al momento dell’aggressione.
“Non volevo fare scoop – dichiara Yimer – ma raccontare le emozioni, le paure, i tentativi di rinascita, di chi, da un giorno all’altro, scopre di essere vittima di un odio omicida soltanto per il proprio colore della pelle. Un film che aiuti il ‘migrante’ ad uscire dall’anonimato e l’opinione pubblica a riscoprire l’uomo dietro la vittima”.

Chiude l’incontro Asmat, le cui immagini danno spazio ai nomi senza corpi dei morti nel naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013. Sono nomi carichi di significato, anche se il loro senso è difficile da cogliere per intero. Malgrado i corpi che li contenevano siano scomparsi, quei nomi rimangono nell’aria perché sono stati pronunciati, e continuano a vivere anche lontano dal proprio confine umano. Siamo costretti a contarli tutti, a nominarli uno per uno, affinché ci si renda conto di quanti nomi sono stati separati dal corpo, in un solo giorno, nel Mediterraneo.