Incontro con il poeta Fabio Franzin
14 Novembre 2014Presenterà le raccolte Margini e rive e, Fabrica e altre poesie. I suoi testi sono stati accolti in numerose riviste in Italia e all’estero e tradotti in inglese, francese, cinese, arabo, tedesco, spagnolo, catalano e sloveno. Nel 2010 ha vinto il premio “Giacomo Noventa – Romano Pascutto”.
Presentazione e apporto alla lettura a cura di Vasco Mirandola, musiche dal vivo di Sergio Marchesini.
Nato a Milano nel 1963, Fabio Franzin si trasferisce nel 1970 a Chiarano, paese della pianura trevigiana da cui proveniva il padre, mentre inizia la radicale industrializzazione del Nord-Est. All’età di 16 anni inizia a lavorare come operaio in una fabbrica di mobili, professione che esercita anche attualmente, dopo una fase di disoccupazione. Inizia a pubblicare poesie a partire dagli anni Duemila, con una lunga serie di raccolte, prevalentemente in dialetto, ma anche in italiano. Manuel Cohen, citando la leopardiana Ginestra, afferma che Franzin scrive «con franca lingua, / nulla al ver detraendo», inserendolo in una linea che va « da Dante attraverso Leopardi, passando per Pascoli, e per l’accoglimento della nozione di “poesia onesta” di Saba, fino all’esempio di una accentuata scorrevolezza versificatoria, di lingua ‘naturale’ o basica, di Biagio Marin»; ma inserisce il poeta mottense anche in una importante tradizione veneta che va dalle sperimentazioni di Ernesto Calzavara alla «mescidanza» veneta di Sandro Zanotto, fino al plurilinguismo dell’opera di Luciano Cecchinel.
Nel 2002 Franzin vince il premio “Ugo Foscolo” con la silloge Il centro della clessidra e nel 2004, con Canzón daa Provenza (e altre trazhe d’amór), il premio “Edda Squassabia”. Nello stesso anno per Il groviglio delle virgole gli viene assegnato il premio “Sandro Penna – sezione inedito”.
La raccolta Mus.cio e roe (Muschio e spine) lo porta a vincere nel 2007 il “Premio San Pellegrino Terme” e il “Superpremio Insula Romana”, e nel 2008 il “Premio Guido Gozzano”, e il premio speciale della giuria “Antica Badia di San Savino”.
Nel 2009 esce Fabrica, il suo libro più apprezzato, che Stefano Colangelo definisce «forse il miglior libro di poesia italiana dell’ultimo decennio»; con esso vince il “Premio Pascoli” e nel 2010 il “Premio Baghetta”. Lo stile di Fabrica (lingua, metrica, ritmo) riproduce «la serialità della realtà lavorativa, descritta e nominata con una lingua esatta e essenziale, enucleata nei luoghi, nei tempi, nelle pause produttive, nei vari stadi dei processi di produzione».
La raccolta del 2011, Co’e man monche (Con le mani mozzate), prosegue già nel titolo l’esperienza operaia di Fabrica, inasprendola drammaticamente con l’inasprirsi della stessa condizione lavorativa, contraddistinta da licenziamenti, mobilità e disagio sociale.
Nel 2014 è primo classificato al “Premio Poesia Onesta” con la silloge inedita I nòvi vinti (I nuovi vinti).