I Notturni d’Arte e il ruolo della Croce Rossa nella Prima Guerra Mondiale

10 Agosto 2015 By Elena Bottin

Sin dall’ingresso dell’Italia nel Primo Conflitto Mondiale, la Croce Rossa Italiana partecipò attivamente alle attività di assistenza e soccorso dei feriti, al fronte e nelle retrovie. La stessa città e provincia di Padova furono attivamente coinvolte come importante centro medico militare. La Croce Rossa allestì per tutta la durata del conflitto due ospedali militari, nei quali lavorarono medici militari ed Infermiere Volontarie: uno presso il Seminario Vescovile (con circa 600 posti letto) ed uno situato nel Pensionato “Francesco Petrarca” in via Donatello. Un terzo ospedale fu allestito ad Arsego, presso Villa Pugnalin Valsecchi. In considerazione delle esigenze belliche e sanitarie, l’esistenza di tali ospedali influenzò profondamente la stessa organizzazione della vita cittadina, ad esempio con la creazione di specifiche linee tramviarie che collegavano la stazione ferroviaria (presso la quale arrivavano i treni ospedali) con gli ospedali in città. Con gli uomini impegnati al fronte, molte attività di assistenza furono delegate quasi esclusivamente alle donne ed in particolare al Corpo delle Infermiere Volontarie istituito nel 1908 per volontà della Regina Margherita con lo specifico compito di prestare assistenza alle Forze Armate; ad esse vengono tuttora conferiti i gradi di ufficiale, per fornire “autorità e difesa”. Da questa prospettiva, la storia della partecipazione femminile in Croce Rossa durante la Prima Guerra Mondiale rappresenta un capitolo importante nella storia dell’emancipazione femminile. È tuttavia interessante ricordare come per divenire Infermiere Volontarie e prestare servizio al fronte avessero ancora bisogno d’ottenere l’assenso del padre o del marito, sebbene fossero maggiorenni. Le Infermiere Volontarie arrivarono a mobilitare oltre 7.000 volontarie ed altre stime parlano di un incremento ad oltre 10.000 volontarie nel 1918, dalle circa 4.000 all’inizio del conflitto e ci fu un profondo rinnovamento nella composizione sociale di Croce Rossa: se fino al 1915 le volontarie di Croce Rossa erano per lo più donne appartenenti alla medio-alta borghesia, vicine agli ambienti accademici (si pensi alla Facoltà di Medicina o alla stessa Duchessa d’Aosta) o caritatevoli, con lo scoppio del conflitto aumentò radicalmente anche la partecipazione da parte di donne dei ceti più popolari (operaie, spazzine, tranviere, postine, impiegate amministrative).