Cosa siamo diventati

3 Ottobre 2012 By

Affidare alla letteratura l’esperienza attuale di fronte alla ineluttabilità del passato – dei padri e della storia – è la sfida che questi scrittori hanno accettato o, forse, si sono trovati ad affrontare durante la stesura dei loro romanzi. Attraverso scritture diverse ed esperienze individuali accomunate solo dall’appartenenza alla medesima generazione, i quattro autori presenteranno presentano i romanzi che, richiamando quel passato che è ricordo – personale o collettivo –, sembrano tutti tesi alla ricerca di una identità. Paolo di Paolo, con Dove eravate tutti (Feltrinelli, Milano 2011) ha ricevuto numerosi riconoscimenti (vincitore Premio Mondello, Superpremio Vittorini e finalista Premio Zocca Giovani). Il suo libro già dal titolo sembra interrogare le generazioni precedenti davanti al declino della nostra società civile. Con L’estraneo (Einaudi, Torino 2012), Tommaso Giagni racconta la non appartenenza, il difficile rapporto della periferia con la città: un incontro con l’alterità e il bisogno di un luogo proprio, un «recupero del legame col territorio […] come una forma di difesa di fronte alla fine delle specificità portata dalla globalizzazione.». Giusi Marchetta è autrice di L’iguana non vuole (Rizzoli, Milano 2011). La sua è una realtà chiusa, nei luoghi ma non solo: i dialoghi fantasticati nella mente della protagonista accompagnano i suoi incontri con i ragazzi che, disabili, difficili, stranieri o autistici, denunciano raccontandolo un sistema nel quale «non si ha mai l’età giusta e si è sempre in ritardo.». Dario De Marco nel suo Non siamo mai abbastanza (66thand2nd, Roma 2012) ripercorre la sua esistenza scandendo le epoche attraverso la ricorrenza dei mondiali di calcio dal ‘74 al 2010. I fatti della storia attraversano parallelamente il testo col filtro del bambino e dell’adolescente mentre passa da Napoli al Nord.