Leviatano

29 Giugno 2017 By Elena Bottin

Il lungometraggio di Rindolli, le cui riprese sono state effettuate tra i comuni vicentini di Barbano, Mossano e San Germano dei Berici, affronta la Seconda Guerra Mondiale e l’Olocausto non dai fatti ma da una prospettiva psicologica, entrando nell’intimità dei personaggi, mostrandone le crepe, l’oscurità, la spaccatura di fronte alle scelte cruciali: un taglio inedito per riflettere e far riflettere. Il titolo, preso dal nome dalla mostruosa creatura acquatica presente nel Vecchio Testamento, vuole simboleggiare proprio il nazismo, anch’esso mostro generato dal caos incontrollato. Così come le località che fanno da sfondo alla vicenda – portata avanti lungo due linee temporali correlate – anche la troupe di attori è stata attinta dal territorio e proviene per lo più dal mondo del teatro: il curriculum però non è stato il valore determinante per la scelta dei ruoli, si sono cercati soprattutto i talenti naturali e l’intensità emotiva della recitazione. Un film indipendente soltanto come etichetta di appartenenza, ma realizzato con tutti i crismi del gusto e senza lesinare sulla parte tecnica. Da vedere.