Mare chiuso. Proiezione del nuovo film di Andrea Segre

12 Marzo 2012 By

Tra maggio 2009 e settembre 2010 oltre duemila migranti africani vennero intercettati nelle acque del Mediterraneo e respinti in Libia dalla marina e dalla polizia italiana; in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi, infatti, le barche dei migranti venivano sistematicamente ricondotte in territorio libico, dove non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia esercitava indisturbata varie forme di abusi e di violenze.
Non si è mai potuto sapere ciò che realmente succedeva ai migranti durante i respingimenti, perché nessun giornalista era ammesso sulle navi e perché tutti i testimoni furono poi destinati alla detenzione in Libia.
 Nel marzo 2011 con lo scoppio della guerra in Libia, tutto è cambiato.
Migliaia di migranti africani sono scappati e tra questi anche profughi etiopi, eritrei e somali che erano stati precedentemente vittime dei respingimenti italiani e che si sono rifugiati nel campo Unhcr di Shousha inTunisia, dove li abbiamo incontrati.
Nel documentario sono loro, infatti, a raccontare in prima persona cosa vuol dire essere respinti; sono racconti di grande dolore e dignità, ricostruiti con precisione e consapevolezza. Sono quelle testimonianze dirette che ancora mancavano e che mettono in luce le violenze e le violazioni commesse dall’Italia ai danni di persone indifese, innocenti e in cerca di protezione. Una strategia politica che ha purtroppo goduto di un grande consenso nell’opinione pubblica italiana, ma per le quali l’Italia è stata recentemente condannata dalla Corte Europea per i Diritti Umani in seguito ad un processo storico il cui svolgimento fa da cornice alle storie narrate nel documentario.

Un film  che tutti dovrebbero vedere: per incontrare  il solito venditore di rose al  semaforo, il kebabbaro dove ogni tanto ti mangi il panino, la colf  somala della vicina che incroci sul marciapiede e le  sbercianti  mamme africane che sostano alla fermata dell’autobus con i bambini avvoltolati sulla schiena… insomma i soliti immigrati , perfino i loschi tunisini che girano nei dintorni della stazione, e vederli per un attimo  con occhi diversi. In un giorno almeno, grazie a questo film, potremo sentire un guizzo di sentimento umano nei loro confronti,  un sentimento
 che potrebbe avvicinarsi quasi a una sorta di empatia.  
Un film toccante, girato con le tecniche del documentario ma che sortisce  in  pieno l’effetto di un’opera  drammatica. 
Insieme alla consapevolezza che l’immagine dell’Italia intera – quando e se il film sarà distribuito massicciamente come merita nelle sale cinematografiche nazionali e internazionali – non ci esce per niente bene. E che per un errore commesso da pochi – ma che  piacevano a molti – dovremo pagare tutti. Non tanto quei 15 mila euro che lo Stato Italiano dovrà corrispondere come risarcimento alle poche decine di profughi che alla fine sono sopravvissuti ai respingimenti, ma perdendo un po’ della nostra ’’faccia’’ , il rispetto. 
                                                                                                                          Silvia Pasti




Mare Chiuso – Trailer Italiano from Za Lab on Vimeo.

Leggi l’intervista completa ad Andrea Segre