Willocks, Avoledo, Lilin e Carlotto

30 Settembre 2013 By Redazione

Quattro sicari prezzolati si porranno a difesa della cultura pop: voci serpeggiano tra le vie di Padova, i loro nomi incutono timore e rispetto, tutti li conoscono ma pochi hanno avuto l’occasione di un ‘face to face’ dritto agli occhi, dritto al cuore.
L’Inglese, l’uomo che ha avuto una relazione con Madonna, è avvezzo alle droghe e alle arti marziali, con una mossa del Shotokan Karate è in grado di spappolare cervelli. Di sottofondo ci deve essere il blues, sempre, nessuna “bad city” può dirsi tale senza. “Signed, sealed, delivered, I’m Yours” canta Stevie Wonder, non c’è via di scampo.
Lo segue l’italiano Avoledo, alla domanda: “E tu dove sarai il giorno prima della fine del mondo?” ci indica una Roma sommersa dalle rovine, con un ghigno beffardo.
Non può mancare il fuorilegge russo, con un passato difficile: la sua famiglia è stata trucidata dai militari dell’Armata Rossa, lui stesso è un brigante e non vede l’ora di imporci la sua educazione siberiana. Nella mano ha un bicchiere di vodka ghiacciato, nell’altra un coltello: direttamente dalla Cecenia, dalle file dell’esercito russo, ora è a Padova in attesa che la sua vendetta si compia, letale come un sorso di veleno.
“Arrivederci amore, ciao”, sorride il boss locale Carlotto, prima di sparare un colpo: il suo alter ego, l’Alligator, sfrutta le sue conoscenze malavitose da ex carcerato. E’ un personaggio perfettamente integrato, anonimo nella massa, padovano per nascita, ma le sue schiere sono sempre più numerose, battono i cinesi, battono gli africani.
Ad affrontarli i coraggiosi Luca Crovi, Matteo Strukul e Silvia Gorgi: per tre giorni, dal 4 al 6 ottobre, il Centro culturale San Gaetano in via Altinate sarà sotto assedio, in onore della bandiera Pop.
L’Agorà, sede degli antichi ritrovi intellettuali, diventerà rossa di sangue: non si escludono ferite da insoddisfazione, il vessillo popolare chiede le teste degli aristocratici, della letteratura perbene. La ghigliottina è perfettamente funzionante e aspetta di entrare in funzione, in una vera e propria spirale di morte. Incontriamo nei più oscuri recessi della Chinatown padovana Matteo Strukul, il direttore artistico del festival. Lui può girare tranquillo, la sua Mila Zago dai dreadlock rosso fuoco lo segue a distanza, non lascerà che gli capiti nulla. Gli chiedo se per cortesia può togliermi quel puntino rosso dalla fronte, il laser m’inquieta. O meglio, essere sotto tiro rende un pochino nervosi. Balbetto, ma alla fine gli rivolgo le mie domande.

Quale criterio hai adoperato nella scelta dei personaggi che interverranno in questa tre giorni? Ti senti emozionato all’idea di affrontare scrittori del calibro di Tim Willocks, Tullio Avoledo, Nicolai Lilin e Massimo Carlotto?
Premessa doverosa: la realizzazione della terza edizione del festival non sarebbe mai stata possibile senza il lavoro di due persone straordinarie e fondamentali per Sugarpulp come Giacomo Brunoro e Andrea Andreetta. Padovani, pieni di energia, idee, e voglia di fare, sono veri e propri professionisti della cultura pop, uomini che hanno capito come la grande letteratura popolare di genere sia il fondamento del nostro immaginario, delle nostre idee, e di come il rilancio del nostro malandato paese passi proprio per il rilancio della cultura. Il Festival Sugarpulp punta a diventare per Padova quello che nel tempo è diventato per Edimburgo l’omonimo festival. Perciò padovani, dateci una mano! Letteratura di genere e popolare, fumetto, videogame, arti visive: questo sarà d’ora innanzi sempre di più il Festival Sugarpulp. Ciò detto, ancora grazie per lo spazio che dedicate a Sugarpulp su Padovando. E ora veniamo a noi, eh eh! Dunque, il criterio era quello di scegliere gli araldi della letteratura di genere perché Sugarpulp è il Festival di narrativa di genere italiano che non teme di proporsi a livello internazionale. La scelta di Tim Willocks e Massimo Carlotto era per me naturale, sono stati e sono miei maestri, spiriti guida, autori che rappresentano un’ispirazione costante e che hanno saputo interpretare e rileggere il genere letterario sia esso il romanzo storico, il noir, il thriller in modo completamente innovativo e originale. Tim Willocks ha firmato classici moderni come Religion, con una ricostruzione storica formidabile, ambientando un dramma di amore e guerra nella Malta del ‘500, assediata dalle truppe di Solimano il Magnifico; Massimo Carlotto ha segnato la strada del noir italiano con personaggi indimenticabili come il Giorgio Pellegrini di “Arrivederci amore ciao” e lo stesso ha fatto per l’hard boiled: l’alligatore Marco Buratti docet. A fianco a loro, il caso letterario di Educazione Siberiana, che quest’anno ha avuto l’ulteriore consacrazione attraverso il film di Gabriele Salvatores, rendeva Nicolai Lilin l’autore di genere – il suo è un ciclo di romanzi fortemente intriso di noir – più interessante degli ultimi anni, complice quella mappa iconografica di fascino assoluto legata alle regole e ai tatuaggi dei criminali della Transnistria. Infine, Tullio Avoledo è forse l’autore italiano che più di tutti ha saputo contaminare i propri romanzi con i linguaggi più diversi, non solo il videogame per la saga di Metro 2033 ma anche il cinema action, basta leggersi quella meraviglia che ha firmato con Boosta dei Subsonica Un buon posto per morire, per Einaudi Stilelibero. Anche lui come gli altri scrittori mescola poi il classico con le avanguardie pop: in Metro 2033, le radici del cielo le atmosfere post-apocalittiche s’intrecciano con reminiscenze storiche legate alle catacombe di Roma o ai segreti di città come Venezia e Ravenna. E ancora, tornando a Massimo Carlotto: quanti sono gli autori che decidono di scommettere su una saga in quattro atti rovesciando le regole del mercato e infilando quattro vendicatrici, e dunque quattro romanzi, nell’arco di sei mesi, firmando i volumi, guarda caso, con un autore come Marco Videtta che è anche sceneggiatore cinematografico? Così come sceneggiatore cinematografico è poi Tim Willocks che ha lavorato con mostri sacri come Michael Mann e Steven Spielberg e che ha tratto una sceneggiatura formidabile da una short story di Joseph Conrad con Lo straniero che venne dal mare film con Kathy Bates, Ian McKellan, Rachel Weisz. Insomma, genere, contaminazione di linguaggi, iconografia affascinante, cinema… non è tutto questo l’essenza stessa di Sugarpulp? Ecco il motivo per cui ho voluto, anzi abbiamo voluto, autori come Tim Willocks, Nicolai Lilin, Massimo Carlotto e Tullio Avoledo! Perciò, vedi, sono emozionato certo, ma mi sento a casa, perché insieme a tutto il popolo delle barbabietole sento di condividere queste miscele, queste contaminazioni. E poi perché tutti e quattro questi autori non dimenticano l’intrattenimento intelligente, anzi ne fanno il punto cruciale della propria produzione. Perché, prima di tutto, ognuno di questi autori scrive storie strepitose, affascinanti, in grado di catturare milioni di lettori in tutto il mondo. E divertono! E non è dunque questo il senso più profondo della lettura? Il piacere, il divertimento, l’intrattenimento intelligente?

Farai parte di una tavola rotonda che affronterà il tema del femminicidio insieme a Roberta Bruzzone, Marilù Oliva e Francesca Bertuzzi: qual è la tua opinione in merito? Conosci le altre relatrici con cui ti confronterai?
Conosco molto bene Marilù Oliva e Francesca Bertuzzi, due care amiche e due autrici devastanti. La saga della Guerrera di Marilù e i thriller adrenalinici di Francesca sono ben allineati sugli scaffali delle mie librerie, sono peraltro due scrittrici molto sensibili e attente e che hanno saputo dare un contributo incredibile alla crime fiction italiana degli ultimi anni. Per quel che riguarda l’incontro parte tutto da un’antologia curata da Marilù Oliva per Elliot Edizioni dedicata al tema del femminicidio, dal titolo Nessuna Più. Quaranta autrici e autori, quaranta racconti ispirati da fatti realmente accaduti. Fra gli altri, oltre a Marilù, Francesca ed io, ci sono autori super come Maurizio de Giovanni e Loriano Macchiavelli. E poi c’è una strepitosa prefazione di Roberta Bruzzone, criminologa fra le più preparate e attente a raccontare quello che è un vero dramma della nostra società. Una tragedia che personalmente ritengo essere solo la punta di un iceberg di un problema più grande che è quello della sopraffazione dell’uomo nei confronti della donna in questo paese. Io credo nasca tutto dal non ascolto: gli uomini non ascoltano le donne, e invece dovrebbero, e non solo per una questione di civiltà ma per dare un futuro a un paese che sta morendo. La prospettiva oggi, dovrebbe essere femminile anche perché gli uomini, che da sempre si sono avvicendati nei centri di potere, si sono quasi sempre dimostrati inadeguati. Certo, in un paese come il nostro, un’affermazione del genere suona come una follia, ed è proprio questo il punto. Non ce ne rendiamo nemmeno conto di quanto poco le donne abbiano un reale potere in Italia. Anzi, c’è addirittura l’illusione da parte loro di aver conquistato un ruolo importante. In parte sono d’accordo: ci sono dirigenti d’azienda e direttrici di giornali, professioniste di successo e direttrici editoriali eppure non basta. Proprio per niente! Peggio ancora, se qualcuno si prende la briga – come ho fatto – di leggere i dispositivi delle sentenze di condanna nei c. d. casi di femminicidio, si renderà conto che le cause ultime di simili atti di barbarie e orrore sono figlie dell’incapacità dell’uomo di accettare l’autonomia della donna, di recepirne l’eventuale rifiuto senza sentirsi perduto e dunque omicida anzi femminicida, di comprendere che la fine di un sentimento è spesso frutto di una gelosia e un controllo, di un machismo e un egocentrismo insopportabili. E tutto questo si potrebbe evitare ascoltando le donne, ma è come parlare al vento. Roberta Bruzzone è da sempre in prima fila su battaglie di questo tipo, è una professionista straordinaria, ha firmato libri di grande successo e ha avuto il merito indiscutibile di sottolineare simili temi con grande coerenza e continuità, facendolo in tempi non sospetti, quando gli altri erano ancora a raccogliere limoni e il femminicidio non era così “tragicamente” di moda. I numeri sono impressionanti e non solo a livello italiano ma mondiale. Sono sessanta i milioni di donne ammazzate fra il 1999 e il 2000 nel mondo: rapporto UNICEF. Si tratta di uno sterminio di massa, ma non lo dice nessuno. Personalmente, tengo tantissimo a questo incontro, sono onorato di farne parte e ringrazio ancora una volta Marilù Oliva per avermi coinvolto nel progetto. Il personaggio dei miei primi due romanzi, Mila, è una che cerca il conflitto con l’uomo, lo apre palesemente – come ha avuto modo di dire Massimo Carlotto – credo sia vero. In questo Paese se non urli non ti ascolta nessuno e anche facendo così le tue speranze non aumentano di molto. Mila è una che urla, che prova a rendere per dieci il male che subisce. Non si tratta, ovviamente, di auspicare l’avvento di personaggi come Mila, che pure è prima di tutto vittima degli uomini, la risposta non è nella violenza, ma io credo che se qualcuno non ti sente allora DEVI farti ascoltare. Alziamo i toni, dannazione, in Italia li abbassiamo sempre e facciamo un passo indietro, io dico facciamo un passo avanti e sputiamo in faccia quello che succede: non puoi non vederlo a quel punto. Sono stanco di questa palude che inghiotte tutto e mette una lapide di melma sulle voci delle persone.

Il mondo del cinema e del fumetto, una serie di eventi collaterali che vanno da Star Wars al cinema a Nord Est, fino a Lo Hobbit e all’anteprima di Recchioni: un mondo a parte, per intenditori, dai 0 ai 99 anni. Non c’è età per divertirsi: qual è il consiglio che rivolgeresti a chi non conosce questo universo?
Credo che i lettori siano tali: sia che leggano fumetti o romanzi, racconti o poesie. In Francia se leggi un fumetto hai letto un libro, qui invece sei un paria. Noi crediamo nella dignità, nell’importanza e nella meraviglia di un’arte come questa. Abbiamo avuto e abbiamo maestri assoluti di fama mondiale come Hugo Pratt e Giorgio Cavazzano, giusto per citarne due. Cavazzano è stato fra l’altro nostro ospite all’edizione scorsa del festival. Sono glorie nazionali che dovrebbero essere celebrate molto di più in Patria: abbiamo schiere di disegnatori come Andrea Mutti, Angelo Bussacchini, Alessandro Vitti, Alberto Ponticelli, Giuseppe Camuncoli, Stefano Tamiazzo e tantissimi altri che disegnano per le più importanti case editrici nel mondo come Marvel, DC, Vertigo, Soleil, Glénat, Dark Horse. E poi ci sono sceneggiatori come Tito Faraci, Roberto Recchioni, Pasquale Ruju, demiurghi del fumetto come Tiziano Sclavi e Gianfranco Manfredi e li abbiamo oggi, non ieri o domani. La Bonelli è un gigante tutto italiano che ci invidiano nel mondo… ma io mi chiedo com’è possibile che questi professionisti non debbano avere riconoscimento e gratitudine non da parte degli aficionados ma da parte di tutti gli Italiani che leggono. E anche di quelli che non leggono perché sono un’eccellenza nazionale. Portano una scuola, quella Italiana, in giro per la Terra e la rendono sempre più apprezzata e importante. Dall’altra parte cinema e videogame sono la sfida del presente: un grande film e un grande videogame hanno SEMPRE alle spalle una storia straordinaria. Si parte sempre da lì. Ma qualcuno vuole dire che la cosmogonia di “Star Wars” è grande letteratura popolare? E giochi come Halo o Tomb Rider, Gears of War o Assassin’s Creed hanno portato alla ribalta personaggi che si sono conficcati nelle cortecce cerebrali delle nuove generazioni e non potrebbe che essere così perché sono protagonisti di una narrativa incredibile e innovativa? La grande letteratura popolare è anzitutto intrattenimento intelligente, lo ripeto, leggevo Alexandre Dumas e Robert Louis Stevenson perché avevo mondi e avventure che nutrivano la mia mente e la mia immaginazione, pagando un biglietto molto contenuto per un viaggio andata e ritorno in un universo differente. Oggi, Suzanne Collins, Oliver Bowden, George Lucas, Quentin Tarantino, John Ronald Ruel Tolkien e Peter Jackson fanno esattamente la stessa cosa. E, come loro e molti altri, Roberto Recchioni ha creato insieme a Emiliano Mammucari e ai tanti altri disegnatori della serie Orfani della Bonelli un nuovo affascinante universo narrativo che si prepara a conquistare centinaia di migliaia di lettori. Mi sembra un ottimo motivo per non mancare al Festival Sugarpulp 2013: per toccare con mano la fabbrica dei sogni del futuro. E per stare insieme a parlare di letteratura di genere, cinema, fumetto, videogame. Un abbraccio e vi aspetto: venite da Padova, dal Veneto, dall’Italia, noi siamo nella Città del Santo, al Centro Culturale Altinate il 4 il 5 e il 6 ottobre.

Su  festival.sugarpulp.it il programma completo.

Camilla Bottin