Visita alla Torlonga

18 Luglio 2013 By Elena Bottin

Mercoledì 17 luglio si è tenuta una visita serale straordinaria al Museo de La Specola, l’antico osservatorio di Padova: un «viaggio all’incontrario» con Alessandra, guida dell’associazione culturale La Torlonga, che ha preso l’avvio dalla terza e dalla quarta stanza per poi giungere alla sala più antica, con grande stupore dei presenti. La Sala della Meridiana, la prima in ordine di visita, prende il nome dalla presenza di una meridiana, con una finestrella a nord che indica la posizione della stella polare. Le scale a chiocciola hanno messo a dura prova le capacità fisiche dei visitatori, ma l’apertura alla vista della magnifica Sala delle Figure ha ripagato da ogni fatica: affreschi da ogni lato per questa stanza circolare, da cui prendeva il via l’osservazione delle stelle. Ad accompagnarci nel nostro viaggio i ritratti bonari di Tolomeo, Copernico, Galileo e di altri eminenti studiosi di astronomia legati all’Università di Padova. L’antica Torlonga fu risistemata nel XIII secolo da Ezzelino III da Romano e da sempre è legata alla sinistra fama del suo proprietario: le prigioni buie in cui prigionieri politici e le loro famiglie hanno perso la loro vita sono nascoste alla vista tramite una botola. Alle profondità nascoste delle viscere della torre si contrappone la volta celeste: durante la visita è stato possibile osservare da vicino cannocchiali e quadranti, con misurini per la pioggia, i cosiddetti pluviometri. Sì, perché gli astronomi avevano anche competenze di meteorologi e sapevano orientarsi in mare: Venezia, che nel 1761 ha decretato l’adattamento della Torlonga a osservatorio astronomico, per la sua posizione a sud, punto in cui culmina il ciclo degli astri, deteneva il controllo di Padova e tramite le figure di Giuseppe Toaldo, primo direttore e dell’architetto Cerato, la torre venne adibita in due distinti osservatori, uno superiore, con l’osservazione del cielo dall’orizzonte fin quasi allo zenit e uno inferiore, in grado di rilevare la linea della meridiana. La visita, conclusasi alle dieci e mezza, ha visto una numerosa partecipazione e gruppi di persone erano in attesa all’esterno, per poter entrare. Suggestiva la vista di Padova dall’alto della terrazza, si potevano riconoscere le figure del Palazzo della Ragione, del Santo e di altri monumenti caratteristici. Dobbiamo ricordare che all’epoca dei Carraresi la torre era rossa e bianca, simbolo difensivo della città: ancora oggi si staglia in alto, con l’eminente funzione di ricordare le glorie celesti degli astronomi, fondamentali per le moderne scoperte scientifiche.

Camilla Bottin

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