Visita al Planetario
27 Luglio 2013Se Icaro avesse avuto la possibilità di andare al Planetario di Padova non sarebbe mai caduto nel vuoto: sì, perché non c’è bisogno di avere ali di cera per avvicinarsi al sole, basta distendersi comodamente su una poltrona reclinabile e rivolgere lo sguardo verso l’alto, verso la volta celeste. Stelle, nebulose e pianeti scorrono immutabili nelle loro traiettorie, sopra le nostre teste, sopra l’entusiasmo di 10.000 persone, a gruppetti di sessanta, nell’arco di un anno. Le visioni, veri voli di fantasia tra le costellazioni, rimandano al Mito: Ercole che sconfigge con la sua clava l’Idra di Lera, Cassiopea, il Gran Carro… Ma niente, se commisurato al punto di partenza, una ricostruzione fedele di Prato della Valle, con i quattro segni cardinali indicati: sembra di essere distesi, lì nell’erba, ad osservare le stelle, con un puntino laser teso a indicare volta per volta i gruppi di stelle. Sì, sono loro le star della serata, con una presentazione dedicata a loro. Sei proiettori digitali, ognuno con la sua ‘rata’ di immagini, con la cupola a fare da schermo: sembra un coperchio, ma in realtà è quasi «uno scolapasta bucherellato», è fatto di alluminio rivestito di una vernice speciale. «E’ trasparente – dice la relatrice indicando la cupola – e si vedono le travi del soffitto, ma con le luci spente è possibile ‘sfumare’ il colore della luce e partire alla volta dello spazio». Dopo il rosso, si passa al buio totale: cinque minuti di avvisi di sicurezza, poi il benvenuto alla struttura, il Planetario. Un’ora di proiezioni ha visto una sessantina di persone attente e concentrate: dopo la ‘parte teorica’ si passa alla pratica, all’osservazione diretta delle stelle. Ma prima un’animazione dal titolo ‘Due piccoli pezzi di vetro’ ha allietato anche i più piccoli, un «video che illustra il percorso storico che si è compiuto da Galileo fino ai grandi telescopi», entro i prossimi anni con lenti dal diametro di 40 metri. All’aperto, nel giardino di fronte all’ex Macello, in un buio totale qua e là rischiarato da lumi di candela, erano posti due telescopi e lo staff del Planetario con estrema gentilezza ha condotto gli ‘astronauti’ alla scoperta, lente dopo lente, della volta celeste. Si vedeva Saturno con i suoi anelli, una rivelazione per chi non ha mai avuto la possibilità di un approccio così diretto con l’astronomia. I bambini salivano all’altezza del ‘boccaglio’ del telescopio tramite una scaletta: espressioni di stupore si dipingevano sulle loro faccette sorridenti, chissà se tra di loro ci sarà qualche futuro astronomo! L’occasione giusta per passare una serata spaziale.
Camilla Bottin

