Un indovino ci disse
13 Luglio 2013«La mia insistenza, quell’estate del 2004 – afferma il regista milanese Mario Zanot – per ottenere un appuntamento con Tiziano Terzani, in punto di morte, era dovuta a un libro, ‘Un indovino mi disse’, uno di quelli che ti cambia la vita. Per sempre». Quell’ultima testimonianza «sulla vita e sulla morte, sull’amore e sulla stupidità» segna quella «terza pagina» tra il Terzani della guerra e quello della pace: una profezia fatta tempo addietro sul 1993, anno della presunta morte su un aereo, spingerà il famoso corrispondente di guerra a viaggiare per l’Asia a bordo di qualsiasi mezzo di trasporto che non sia un aereo. «Non si tratta solo di ricordare un uomo straordinario – continua il regista interpellato dalla brava presentatrice Roberta Savioli – ma di far perseverare il messaggio giusto lasciatoci da Tiziano, un messaggio di pace e di tolleranza, metafora di un viaggio inteso come ricerca, approfondimento, conoscenza dell’altro. Infatti arrivare a scoprire il ‘diverso’ diventa anche un modo per avvicinarsi all’io, per conquistare una nuova consapevolezza». L’associazione culturale Novecentonovantanove di Lozzo, presieduta da Elisa Meneghini e composta di una ventina di ragazzi della zona, è nata da poco ma è ben radicata nel territorio e pone grande attenzione a richieste sensibili all’Arte: si è fatta promotrice di quella ‘chiamata alle arti’ che è la venticinquesima serata di raccolta fondi in onore della produzione di un film tratto da ‘Un indovino mi disse’. «La chiamata alle arti è sottintesa nel nostro messaggio – spiegano – non ci possono essere armi nel mondo voluto da Tiziano». La vergogna di essere occidentale, rappresentante di quella civiltà ‘grassa e sazia’ che impone guerre per sovrastare altre guerre, porterà Terzani ad avvicinarsi sempre di più alla dimensione interculturale: con letture tratte dai libri del famoso giornalista, i membri delle associazioni Totem e L’Angolo Giro di Este hanno contribuito a far calare il pubblico presente in sala in una dimensione di non violenza. Sì, come quella «bell’anima» di Gandhi, Terzani si ricorda solo delle persone conosciute nei lunghi viaggi per terra e per mare. Troppo asettici gli aeroporti, così come i cliché attualmente imposti sulla figura di Terzani. Per l’immaginario collettivo è quel vecchio con la barba bianca delle ultime interviste, ma pochi sanno quale itinerario travagliato abbia dovuto affrontare per giungere a tali conclusioni. La «benedizione dell’indovino» viene sintetizzata tramite un documentario realizzato da Zanot, in un itinerario vago e approfondito allo stesso tempo, con più di 40.000 km e più di 15 paesi attraversati. Tra foto e video, il volto di Terzani, dopo due ore ci diventa sempre più familiare, è un amico. E’ tra di noi, anche in quell’estate del 2004. Tre canzoni ad intervallare le proiezioni con messaggi di pace (tra cui Blowin’ in the wind di Bob Dylan e Imagine di John Lennon) a cura di Simone Pellegrin (chitarra), Marco Andreose (tastiera), Laura Andreose (flauto traverso), Ilaria Mandruzzato (voce), Sacha Scala (voce), la serata scorre con piacevolezza. Un’organizzazione magistrale per conoscere l’altro. Anzi per conoscere gli altri novecentonovantanove. A conclusione un intervento di un esponente di Emergency Rovigo, Mauro Boniolo, a cui sarà destinata una parte dei fondi raccolti per la produzione del film.
Camilla Bottin







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