Stefano Benni al Teatro Filarmonico

29 Novembre 2013 By Elena Bottin

Troppe stelle, troppe macchine, con i telefoni che si fanno scomodi Stefano Benni vuole fare il gatto, rischiare per un amore che sta dall’altra parte della strada: tra una strofa e l’altra son passati quindici anni e le «piccole cose» si fanno via via più surreali, fino a cantare la perdita dell’illusione. «Comprati un parrucchino» e la caffettiera finalmente è esplosa. Ma cosa ci manca per rendere la nostra vita «veramente bella e tragica»? Semplice, «uno serio per ridere un po’», ci manca Totò, il principe della risata. Stefano Benni nel suo omaggio a Totò ha messo in piedi insieme al casertano Fausto Mesolella uno spettacolo per dire tutto «quello che non voglio»: non può essere artista, poeta o pittore ma solo comico, con quella «sana leggerezza» che sa riscattare il vuoto mondo della televisione, con le veline, gli ambiti ma inconsistenti premi letterari e i buffoni dalle risate finte. Benni con un sorriso ricorda De Andrè che doveva musicare il testo prima che «il destino se lo portasse via»: ad accompagnarlo con la chitarra elettrica c’era invece il virtuoso Mesolella  che ha proposto pezzi tratti dall’album “Suonerò fino a farti fiorire”, in un mix tra iterazione e improvvisazione. «Ma Lei, Maestro, non è la prima volta che suona la chitarra» scherza Benni rivolto al compagno «signornò, l’ho suonata stamattina»: l’interpretazione magistrale di “O Sole mio” cattura l’attenzione e in questa controrisposta in cui Benni s’improvvisa cantante grazie a uno stile recitato e melodico che si avvicina al rap spicca anche il canto africano “Ghemmà” rivolto a Bossi. Le sonorità, così vicine al reggae, si concludono con il ritornello «attento a te» fino alla stoccata ad Emanuele Filiberto in «Ce l’hai un’idea». Alla fine Benni è consapevole che i maghi non sono moralisti però sanno dov’è il trucco: lui offre un momento di «sana ironia», non vuole guidicare nessuno. Il pubblico, in estasi, non accennava ad alzarsi ed ecco che il duo, contando sull’effetto sopresa che uno spettacolo del genere può suscitare, è tornato per un ultimo saluto. Solo perchè manca Totò, sia chiaro.

Camilla Bottin