Spring Awakening – Risveglio di primavera

13 Aprile 2014 By Elena Bottin

Il musical dei record, con ben otto Tony Awards, sbarca in Italia con la compagnia TodoModo MusicAll che si occupa di mettere in scena il controverso testo di fine Ottocento di Frank Wedekind che parla di bollori giovanili che non trovano sfogo e comprensione all’interno della società tedesca più bigotta. Sono temi incisivi, penetranti: in un’aula su cui campeggia una lavagna in grande formato, stretti in grigie divise, stanno un gruppo di ragazzi intenti ad ascoltare la lezione di latino di un tirannico professore. I due protagonisti, il timido Moritz interpretato da un convincente Flavio Giulio Andrea Gismondi e il ribelle Melchior, l’affascinante Federico Marignetti, si scambiano opinioni: i sogni di Moritz possono essere sogni erotici? Tra allusioni visive – anche abbastanza forti – in cui Hanschen, il bravo Renzo Guiddemi si masturba su una cartolina d’epoca o l’occhialuto Georg, un simpatico Vincenzo Leone, s’immagina di nuotare dentro le prosperità della sua insegnante di pianoforte, con uno stacchetto musicale frizzantino, lo spettacolo si alterna tra il gruppo di maschi e di femmine che si fa sempre più turbato fino ad esplodere in ‘Touch me’. In mezzo al pubblico, confusi per via di un abbigliamento normale, stavano dei cantanti che nei momenti corali si attivavano e giravano per la platea toccando, urlando, facendo vivere le emozioni delle musiche e dei testi di Duncan Sheik e di Steven Sater: è un musical quasi interattivo, sul palco e fuori dal palco, i giovani sono ovunque, non capiscono il mondo degli adulti e lo esprimono con rabbia. “Totally fucked” dà loro l’occasione di mostrare il dito medio al pubblico, non c’è spazio per il dialogo: i bravissimi Gianluca Ferrato e Francesca Gamba hanno interpretato, all’interno del musical, tutti i ruoli di padre, madre, carnefice – insegnante, adulto compassionevole, una gamma di ruoli che si contrapponeva ai ragazzi, sempre più spauriti, sempre più ribelli. Sulla lavagna incastonata sullo sfondo, con due rampe di scale a lato, comparivano le scritte in italiano dei testi cantati: il musical è in inglese ma il significato è universale, le parole sono bellissime, quasi poetiche. Il finale, dopo la “colpa” di Melchior e Wendla, una superba Arianna Battilana, è coinvolgente, le coreografie di Marcello Sindici non scadono mai nel banale e la sapiente regia di Emanuele Gamba riesce a orchestrare il tutto senza mai un accenno di noia. La band, capitanata da Stefano Brondi, ha dato inoltre prova di grande maestria suonando dal vivo: è un musical di poesia, di fervore. Di passione.

Camilla Bottin