Cortina d’Ampezzo, perla delle Dolomiti, che appare a prima vista «di una bellezza perfetta, così nobile e tranquilla», ricettacolo del bel mondo ‘cristallino’, si racconta in «tono incolore» nella raccolta di Maria Irma Mariotti, cercatrice di storie in prima persona come autrice di articoli di costume e attualità. Tra conti e vip la scalata al successo è appuntita come le rocce: «mascalzoni» che seducono giovani rampolle con regali esagerati e modi fini, universitari dai capelli bianchi innamorati della velocità, diplomatici che non sembrano diplomatici, suicidi, problemi di alcolismo, borghesi arrivisti, tutto passa per la terrazza del Posta e ammicca ai Capodanni anticrisi, con l’unica consolazione di un furgone che gira e gira, come la ruota della fortuna. Disintossicarsi dal patinato, dal successo, da quella Padova così provinciale non è semplice: la stessa protagonista, a contatto con così tante storie diverse, si preoccupa, non dimentica, si trova di fronte a «situazioni di erotismo inatteso». A distanza di anni, «quei due» o anche la stessa Giulia Palmieri o il signor Funero di Monteromolo ricompaiono con una cadenza periodica, in un progressivo deterioramento: le «enormità» pronunciate che restano sospese nell’aria rivelano gli «errori di una vita», non si riesce a liberarsene. Cortina sembra una gigantesca vetrina, tutto finisce sulla bocca di tutti e chi non sa restare a galla diventa semplicemente «la povera Giulia», un’anima tormentata e triste di cui il bel mondo può fare a meno. Tempesta sa insinuarsi nel letto della Torelli, poco gli manca per diventare l’intellettuale in voga: viene definito un «maledetto ruffiano», ma alla fine è lui, tra i tanti, il vincente. I ‘Racconti cortinesi’ sono tre e sono fatti di pura fantasia, ma quante volte s’è riscontrata una bocca di verità tra le tante inventate? Maria Irma Mariotti è molto brava a raccontare, sa renderci partecipi senza esagerare, la nostra è una visione completa, fatta di luce e buio, in cui possiamo trarre il nostro personale giudizio. Abbiamo giudicato? Ma anche no, abbiamo capito però cosa nasconde l’umanità. Anche quella che sembra più felice.

Camilla Bottin