Nudi e Crudi al Teatro Marconi
5 Dicembre 2013Crolla il sistema di abitudini dell’algido Maurice Ransome, interpretato da Max Pisu, si sfibra un insieme di certezze che hanno il loro caposaldo nella musica di Mozart.
A fianco della frignante moglie, prontamente rimbeccata per l’inadeguatezza verbale, l’osservazione dell’appartamento vuoto dopo un furto che ha portato via ogni cosa, compresa la carta igienica, diventa un pretesto per fare sfoggio di un vocabolario sapiente: la casa è stata «svaligiata», non «rapinata» in quanto sono le banche a essere rapinate. La scenografia è essenziale, vuota: al poliziotto che entra, interpretato da un polimorfico Claudio Moneta, viene spontaneo chiedersi se ci sia un trasloco in corso. La ricerca dei «ricordini» – si sa, un ladro d’appartamento è preso dall’ansia e diventa incontinente, sente il bisogno di evacuare – non dà frutto e il colpevole del misfatto non si trova. La signora Ransome, interpretata da una superba Alessandra Fainella, mette il naso fuori di casa e per la prima volta prova gusto in quelle che sono piccole “trasgressioni casalinghe”: a poco a poco la parete bianca si completa di strani arredi esotici presi da Anwar l’indiano, contrariamente a quello che per il marito è la “buona creanza” borghese.
La donna, interrogata da uno strampalato assistente sociale seguace dalle nuove filosofie new age, si rende conto dell’importanza dello spazio quotidiano: quello di prima la ingoiava, vuole «vivere più pienamente», espressione che impara dalle trasmissioni viste in tv. E’ il testo di Bennet a campeggiare nella prima parte, con il suo intento demistificatorio nei confronti della middle class inglese: si rivela a tratti pungente, ma freddo e asettico. Ben diversa è la seconda parte che prende avvio da un deposito in campagna in cui l’arredamento dell’appartamento è ricostruito nei minimi dettagli: a presentare la situazione è un simpaticissimo Claudio Moneta nei panni di Martin, giovane custode esuberante dal punto di vista sessuale, che in parte sblocca la situazione, dandole colore, dandole suono (come si capirà poi durante l’ascolto delle registrazioni sul fonografo). Alessandra Faiella si rivela per quello che è, una comica, e si fa partecipe di gag via via più spettacolari, fino all’incontro finale con l’inquilino del terzo piano. La televisione è entrata nelle fibre del suo essere, ha capito cos’è l’empatia, cosa significa essere alla moda: non come il marito che non ha saputo cogliere l’occasione offerta dal furto per ricominciare da capo. Sì, secondo la signora «non c’è stata la possibilità di elaborare il lutto» e in effetti, complice un letto d’ospedale, nemmeno Mozart ha più senso. Possiamo solo stare “nudi e crudi” di fronte al cinismo di certe persone che si creano da soli gusci paradossali in cui vivere. La risata è una liberazione, la risata è tutto.
Camilla Bottin














