Mozart incontra l’Italia
6 Luglio 2013«Or bene, ascolta, e taci», l’appello che Susanna rivolge a Figaro, applicabile ai presenti nello spazio a emiciclo del suggestivo Teatro Giardino di Palazzo Zuckermann, s’è fatto monito per due ore di fila: a suonare, per la consueta rassegna dei concerti estivi, l’Orchestra di Padova e del Veneto al completo, diretta da un’eccellenza, il Maestro Claudio Desderi, regolare ospite al Teatro alla Scala, celebre per le sue interpretazioni di Mozart e Rossini. Il programma, mozartiano fino al midollo, con le arie più celebri tratte da ‘Le nozze di Figaro’, ‘Così fan tutte’ e ‘Don Giovanni’, ha voluto suggellare l’incontro che è avvenuto, per gran fortuna della storia della musica, tra Mozart e l’Italia. Non si può dire che un’«aura amorosa» avvolgesse il rapporto tra il Maestro e gli esecutori lirici delle tre opere, che con stringate occhiate faceva volare ammonizioni nell’aria: Claudio Desderi, dall’alto della sua pedana rialzata, ha preteso Perfezione, con la filosofia «dalla sua pace la mia dipende». L’Orchestra, fiera del cipiglio severo del suo Maestro, rispondeva a tono, gloriandosi della quarantennale tradizione di attività che l’ha portata a configurarsi come una delle principali orchestre da camera italiane: Padova ha risposto alla consueta chiamata alle armi con entusiasmo, tra il pubblico numerosi giovani, e a sentir Leporello, il «catalogo» avrebbe potuto variare ancora, con numeri sorprendenti. Nei panni di Figaro, Leporello e contemporaneamente Don Giovanni, ha debuttato sulla scena del Teatro Giardino lo spagnolo Marco Moncloa, erede di un’importante famiglia di musicisti, foriero di un’espressività mimica unica, culminante nella smorfia al citar «le vecchie». Protagonista assoluta della scena, elegante e professionale, Federica Giansanti nei panni di Susanna, Fiordiligi, Donna Elvira e Zerlina, a tutto campo, con la sua interpretazione ‘razionale’ ma precisa, senza mai una nota fuori posto. E’ la più brava della classe, spesso in duetto con il giovane Ferrante, alias Sabino Martemucci, uomo di carattere, dall’aspetto spagnoleggiante: sullo sfondo, con gli alberi a coprire con le loro fronde le oscurità della sera, si stagliava con la sua voce, sotto lo sguardo fermo del Maestro.
Un’occasione unica per rivivere l’opera con un’orchestra e un direttore d’eccezione, ma quel surplus di passione mancava, un’esecuzione didattica senz’anima: ma niente paura, «là ci darem la mano», nel superiore ideale della Musica condivisa insieme.
Camilla Bottin




