Massimo Ongaro e il Teatro Stabile del Veneto
6 Maggio 2014«Il Consiglio – afferma Angelo Tabaro, Presidente del Teatro Stabile del Veneto – ha nominato il nuovo direttore attraverso una procedura di selezione trasparente che comporta la presa di visione collettiva dei curricola pervenuti. La scelta è ricaduta su Massimo Ongaro il quale dovrà ragionare sulla stagione 2015-2016: per svolgere questo lavoro in maniera esaustiva gli è stato proposto un contratto che dura tre anni e mezzo invece dei soliti tre anni». In un’epoca di «rivoluzione copernicana» per i teatri stabili visto che i nuovi decreti ministeriali stanno «cambiando radicalmente l’impostazione delle proposte artistiche» anche il Teatro Stabile del Veneto sta cercando i suoi spazi: mentre prima i teatri erano finalizzati a «produrre spettacoli per esportarli» (il 70%), ora la tendenza verrà invertita con il 70% delle proposte realizzate in sede e solo il 30% esportate. «Proprio per questo – spiega Tabaro – è necessario che il teatro abbia un forte legame con il territorio e il suo pubblico, solo teatri come quelli di Milano o Roma sono riconosciuti come teatri nazionali. Noi cercheremo di avvicinarci il più possibile all’obiettivo di diventare teatro nazionale, il massimo livello riconosciuto, per farci vetrina internazionale del Veneto. Non possiamo ancora permetterci di ospitare lo stesso spettacolo per un mese di fila come il Piccolo, vogliamo quindi radicarci e mettere in campo tutte le nostre forze come ente culturale».
Il CdA esprime poi il proprio ringraziamento ad Alessandro Gassmann per il lavoro svolto in questi anni e in particolare per le opere da lui stesso prodotte e interpretate come Riccardo III. «Gassmann ha svolto con grande efficacia il suo lavoro – spiega – ha pensato a una stagione in grado di portare pubblico e ha dato il via a occasioni di incontro interessante come il Premio Off, ora a cadenza biennale per aumentare la qualità degli spettacoli». Ora però, con le nuove direttive, si deve pensare a obiettivi sempre più alti: «abbiamo scelto Ongaro anche in vista delle sue esperienze internazionali – continua Tabaro – fino al 15 ci sarà una situazione di deroga, poi a fine maggio ci sarà un incontro tra il nuovo direttore e il CdA per parlare della programmazione futura. Il direttore potrà avvalersi di collaboratori esterni ma non potrà fare di testa sua, sono decisioni che vengono prese collegialmente. Ovviamente i valori iniziali saranno bassi, non si può diventare teatro nazionale dall’oggi al domani, bisogna costruire prima dei meccanismi, delle relazioni che ci permettano di identificare nuove aree, nuove sedi, sempre tenendo conto della capienza dei teatri e della possibilità di allestire più repliche». Con un possibile coinvolgimento futuro dello spazio teatrale di Mestre, si spera che grazie all’incredibile esperienza di Ongaro si riesca a rilanciare il Teatro Stabile «affinchè ritorni ad essere per Padova, Venezia e il Veneto tutto un imprendiscibile punto di riferimento».
Camilla Bottin