Mario Venuti al Geox
27 Novembre 2014Per quanto apprezzabile possa essere l’idea di dedicare un concept album alla decadenza della società consumistica, con il suo “Il Tramonto dell’Occidente” Mario Venuti offre, allo spazio live del Gran Teatro Geox, un prodotto forse incompleto: a incontrarsi «le sere d’estate sul mare d’asfalto di queste borgate» è il ritratto di una città desolante, ricoperta di «polverina», la cui unica soluzione sembra essere il diluvio universale. In «Ite Missa Est» le parole latine sembrano altisonanti, con quel ritornello di congedo che ci ricorda la precedente «Veramente», cantata in chiusura del concerto: c’è, in Venuti, un intento che non è suo solito, che ricorda Battiato, forse troppo descrittivo. Nonostante tutto il cantautore è apparso sul palco in gran forma, accompagnato dalla sua nuova band composta da Pierpaolo Latina (tastiere), Filippo “Fifuz” Alessi (percussioni), Antonio Moscato (basso), Donato Emma (batteria) e Luca Galeano (chitarra). Il disco, scritto e musicato da Venuti insieme a Francesco Bianconi e Kaballà, gode comunque il pregio di una buona ritmica, e si concede perfino una citazione beatlesiana (Arabian Boys) che ripercorre tinte psichedeliche con le atmosfere arabe richieste dal tema. Si tratta, probabilmente, dell’album “della maturità” di Venuti, con qualche sperimentazione, qualche perla e qualche monotonia di stile. La sala del Geox Live Club, arricchita per l’occasione di comode poltroncine, si è configurata così come un posto “intimo” in cui stringere un rapporto alla pari con il cantautore, alla mano e generoso, con una profusione di successi finali. I fan si sono dimostrati, in ogni caso, entusiasti e partecipi, cantando all’unisono la fine dell’umanità.
Camilla Bottin

