Lo Schiaccianoci al Geox

29 Dicembre 2013 By Elena Bottin

Passi di charleston innestati sulle movenze classiche, il primo atto de “Lo Schiaccianoci”, balletto liberamente ispirato a un racconto fantastico di Hoffmann, si apre su un’impostazione scenografica che richiama gli anni Venti: un grande albero addobbato al centro della sala, sulle tenui tinte pastello, accoglie le famiglie danzanti, con bambini chiassosi al seguito. Dopo che le porte si sono spalancate, per l’ultima volta all’ingresso del signor Drosselmeyer, ornato con un lungo mantello svolazzante viola, un pannello di entusiasmo infantile irrompe, tra shalopette colorate e ammiccamenti birichini, per pretendere la giusta dose di regali. Minor fortuna avrà la piccola Clara, ultima ad essere ricompensata con uno Schiaccianoci, presto infranto: ma ai sogni spezzati si ripara presto, con il calare delle tenebre, la fantasia vola e la battaglia infuria. A quanto pare la simil marionetta si anima e difende la bimba dall’assalto del Re Topo e del suo seguito: libero da polverosi allestimenti, lo spettacolo del Balletto di Milano, si carica di una freschezza nuova, ammiccante, in perenne sospensione tra divertissement popolari ed esotici. Prima del gran passo a due tra Clara e il principe, foriero di virtuosismi sinuosi e abbaglianti per la vista, si visualizza, a gran effetto, una carrellata di danze tratte dai paesi del mondo, quella araba, quella spagnola, quella russa e quella cinese.
Sempre sotto un lampadario ornato a balze, l’albero trasformato dalla magia del sogno suggerisce effetti cromatici nuovi, grazie all’intelligenza di Marco Pesta, artefice della scenografia: la bimba volteggia, anticipata dalla bellissima danza dei fiocchi di neve, tra fiori e colori, con un Drosselmeyer immancabilmente presente sulla scena, come un deus ex machina. E’ la magia del Natale che ci permette di volare in questa atmosfera così vintage, lontana da manierismi coreografici: il giovane Federico Vettori ha fatto un ottimo lavoro, una boccata d’aria nel mondo della danza classica, ormai un po’ stereotipata.

Camilla Bottin