La cultura si mangia

1 Luglio 2022 By Valentina

Dopo i progetti “Io era tra color che son sospesi” (Dante, La divina commedia, Inferno, II canto) realizzato nella Casa Circondariale di Padova tra il 2014 e gennaio 2016, “Il racconto di Antigone” realizzato dal 2017 al 2020, e il percorso in fase di svolgimento “La fiaba e la storia, il racconto delle cose profonde”, Tam Teatromusica propone un nuovo progetto di attività teatrali di gruppo, ideato per i detenuti della Casa Circondariale di Padova. L’obiettivo è quello di offrire esperienze di incontro, di dialogo e crescita, attraverso i linguaggi dell’Arte, che contribuiscano a un miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti e a una migliore convivenza all’interno dell’istituto attraverso lo sviluppo di relazioni mature e consapevoli. Il progetto inoltre mira a creare le condizioni per le quali il laboratorio teatrale possa diventare una struttura stabile e di riferimento per la popolazione carceraria e per gli educatori.

Il nuovo percorso si propone d’indagare il tema del CIBO, metafora per eccellenza dell’esistenza ed espressione di visioni culturali ed esperienze sociali: dentro al cibo troviamo il mondo. E, spesso, un intero mondo si esprime attraverso il cibo. Gli alimenti, la loro preparazione, il loro scambio, il modo stesso in cui vengono commercializzati (i mercati locali, i negozi di vicinato, le trattorie tipiche ma anche i più moderni e, spesso, spersonalizzati e ”brandizzati”, ambiti del consumo), il modo in cui vengono appunto consumati, tutto ciò è in stretto rapporto con la storia di un luogo e la sua identità.

“Mangiare con le mani, con il cucchiaio di legno, con coltello e forchetta, seduti a terra, attorno a un tavolo, cuocere all’aria aperta, sul fuoco o nell’acqua bollente, servire e porzionare il pasto: ogni cultura articola a modo suo la pratica della condivisione del cibo” (Mariagiulia Mariani antropologa del cibo).
Il cibo è sinonimo di convivialità, scandisce la vita di una comunità, i rituali legati al lavoro contadino, le feste tradizionali che rafforzano il senso di appartenenza a una comunità. È anche il cibo condiviso nella mensa della fabbrica o dell’ufficio, della scuola, cioè nel corso delle principali esperienze formative e connotative della comunità. Naturalmente, è anche al centro dell’esperienza familiare.
Ripercorrere, quindi, attraverso la riflessione sul cibo, questo viaggio esistenziale e culturale, che muove da un tale elemento basico, significa favorire la riconnessione di fondamentali fattori identitari e, nello scambio con chi ne esprime di peculiari e diversi – ma simmetrici nella centralità che rivestono – contribuire a una migliore conoscenza di sé e dell’altro.

Ogni ricetta è il risultato di una ricerca di equilibrio tra sapori, del piacere che offrono, della loro miglior combinazione. Dunque, è un esercizio particolare, tra tentativi ed esperimenti di cucina. Ma, in fondo, è anche l’espressione di una visione e di una esperienza del mondo: la ricerca, la scoperta e la celebrazione delle materie prime di un territorio, che si mescola con la sua storia, che si fa essa stessa storia.
Alcuni alimenti infatti, assumono, una forte connotazione identitaria, basti pensare alla pasta o alla pizza o al cous cous, al riso, al modo di cuocere il pane. Sarà allora interessante interpretare e teatralizzare questi temi. L’attuale popolazione carceraria, sempre più multietnica, offre l’occasione di esplorare le differenti culture culinarie, di valorizzarne i significati profondi, quelli legati alle rispettive comunità di appartenenza, ma anche di risvegliare il piacere del cibo e il piacere di parlare di cibo con ironia e giocosità e di scambiarselo, sia “culturalmente” (presentando e “raccontando” le ricette) sia in senso proprio, cucinandolo e proponendoselo a vicenda. Non dimentichiamo inoltre che all’interno del carcere la pratica del cucinare è molto importante e sentita, rappresenta l’occasione di prendersi cura di sé e di dedicarsi agli altri, in un reale momento di condivisione che ci proponiamo di rendere più consapevole e piacevole, conviviale.
Il percorso sarà “nutrito” da spunti letterari. Il rapporto tra letteratura e cibo è sempre stato molto stretto, in ogni luogo, cultura, tempo c’è il segno di questo legame, espressione della relazione intima fra il cibo e l’uomo. Dalla Sacre Scritture, all’Odissea, da Dante, Boccaccio, fino a Manzoni e alla letteratura del ‘900, con Deledda, Calvino, Rigoni Stern. E poi la poesia, per esempio quella di Pablo Neruda, con le sue Odi elementari a pane, cipolla, mela, limone e pomodoro, e di Luis Borges, fino alle poesie di Aldo Fabrizi e alle sue ricette recitate. Sarà inoltre interessante arricchire il percorso di racconti, poesie e filastrocche provenienti da altre culture, in particolare da quelle di appartenenza dei partecipanti al progetto.