Intervista a Maria Roveran
29 Aprile 2014In ‘Piccola Patria’ interpreti Luisa, una ragazza esuberante e piena di vita che insieme al suo fidanzato albanese Bilal si scontra con la realtà “chiusa” del Veneto indipendentista e razzista. Sei di Favaro Veneto (Venezia), quindi sei un’attrice veneta che canta in veneto (sei autrice e interprete di due brani della colonna sonora insieme al gruppo degli Stag di Marco Guazzone): quanto delle tue esperienze di tutti i giorni nella terra in cui vivi ha influito nella creazione del personaggio?
Devo dire che pur essendo cresciuta a Favaro Veneto e dintorni, ormai vivo a Roma da 5 anni. Mi sono trasferita nella Capitale per poter frequentare la Scuola Nazionale di Cinematografia e confesso che nel corso di questo mio percorso formativo i rapporti con la mia terra e le mie origini sembravano, per questioni prettamente geografiche e pratiche, essersi affievoliti. Sai, inizi a studiare dizione, cercando di moderare e controllare l’uso del dialetto, cominci a girare per il mondo, ti fai nuove esperienze… e così ho iniziato a crescere innestando le mie radici in contesto più ampio, eterogeneo, cosmopolita. Tutto ciò mi ha permesso di pormi domande fondamentali per la mia crescita attoriale e più che altro direi, umana ma recitando in Piccola Patria, riappropriandomi del dialetto, della sua prosodia e musicalità, ricontattando i luoghi, i colori, i profumi della mia terra mi sono accorta che nulla era andato perduto. Il mio passato, le mie esperienze adolescenziali, la mia identità profonda, erano rimaste quelle di un tempo, nulla mi aveva abbandonato e tutto ha contribuito fortemente alla creazione del mio personaggio, Luisa, una ragazza tanto simile a me e a molte ragazze che ho avuto modo di conoscere ed allo stesso tempo così contrastante e diversa.
Sei una cantautrice che ricorre al ‘vernacolo’: durante il triennio al Centro Sperimentale di Cinematografia ti sei perfezionata con corsi di dizione, per cui deve essere stato strano ritornare alle origini, se così possiamo definirle. Quali sono i tuoi modelli musicali e come è nata la collaborazione con Marco Guazzone e gli Stag, un gruppo che ha partecipato a Sanremo 2012 con il brano ‘Guasto’?
Sì, all’inizio è stato spiazzante dover rispolverare i termini dialettali, i modi di dire che per una vita avevo usato, soprattutto in famiglia ma che ormai da qualche anno, per esigenze di studio e di lavoro, avevo cercato di “controllare”. Scrivere i brani della colonna sonora è stato come dare voce e musica al mio personaggio. Non avevo mai scritto brani in dialetto, è stata una vera e propria sperimentazione in corso d’opera. Ho scritto tutto durante l’ultimo mese di riprese, direttamente sul set, e confesso che l’ho fatto per me. Scrivo spesso per decantare emozioni e sentimenti, lo faccio soprattutto quando mi sento immersa in un contesto emotivo ed umano consistente a cui desidero dare respiro. Amo la poesia. Rappresenta per me un processo imprescindibile attraverso cui prendere coscienza del reale o distanzarmi dal mondo. Amo la musica, ascolto tutto, davvero tutto. Dai brani di tradizione, al folk, amo il jazz…ma anche il funky, il rock! La musica è vita! Ed è stato al Festival del Cinema di Venezia che ho avuto il piacere di conoscere dei musicisti giovani e di talento come gli Stag e Marco Guazzone. Eseguivano in diretta radio brani di repertorio e brani tratti dalle colonne sonore dei film in concorso. Mi è stato chiesto di eseguire con loro uno dei due pezzi che avevo scritto per Piccola Patria e così ci siamo conosciuti. Non avevamo mai avuto contatti prima, io li conoscevo di fama grazie alla loro musica ma per prima dell’occasione non eravamo riusciti nemmeno a provare insieme…così è partita la diretta, abbiamo cantato insieme ed è andata molto bene. E’ stato questo a farci capire che avremmo potuto collaborare!
Ti hanno definita “attrice rivelazione” alla 70° Mostra del Cinema di Venezia: sicuramente ‘Piccola Patria’ è stato un ottimo trampolino di lancio, ora stai recitando nel film ‘La foresta di ghiaccio’ insieme a Kusturica, Adriano Giannini e Ksenia Rappoport. Che ruolo interpreti?
Ho recitato ne “La Foresta di Ghiaccio” diretta da Claudio Noce ormai già una anno fa… mamma mia, sembra ieri, tutto di quell’esperienza è ancora molto vivido in me. Sandra, il mio personaggio, è una ragazza di origini bosniache. Una ragazza che ha conosciuto il dolore e la brutalità umana sin dai primi giorni di vita. Una giovane donna che però, ha già imparato cosa significhi perdonare. Sandra e Luisa, pur essendo molto differenti tra loro, hanno in comune forze e fragilità che manifestano diversamente all’interno di quella che è la controversa girandola del mondo. Posso aggiungere una cosa che da tempo mi tengo dentro? Desidero davvero dedicare il lavoro che attraverso loro (e me stessa) ho compiuto a tutte le giovani che con forza e fragilità vivono con passione e speranza la loro vita in questo mondo a volte un po’ tiranno.
Camilla Bottin
