Intervista a Lorenzo Maragoni
29 Novembre 2013E’ una commedia che si fonda sul cambiamento: come hai cercato di differenziare tra loro le reazioni dei nove personaggi?
Come hai giustamente rilevato, il cambiamento è centrale in Sior Tita paron. Ed è ancora più centrale, a mio avviso, la resistenza al cambiamento stesso. Siamo in una micro-società per la quale l’unica opzione è che le cose rimangano sempre uguali a se stesse, e quando ciò non è più possibile, entra repentinamente in una crisi profonda. Qualcuno si barrica sulle proprie posizioni (l’ortolano Nane, il cocchiere Serafin), qualcuno cerca di mediare (Carlotta) e qualcuno semplicemente ne subisce le conseguenze (i più giovani, Stropolo e Teresina). E’ Tita l’unico che del cambiamento cercherà di approfittare a proprio vantaggio, forse senza del tutto considerare il prezzo che questo comporterà.
Questo spettacolo si colloca all’interno di un progetto di recupero della drammaturgia veneta. Secondo te è compito dei giovani confrontarsi con la nostra migliore tradizione?
Non credo che ci sia dualismo tra la nuova generazione e le generazioni con maggiore esperienza, anzi vedo nel dialogo tra le due una risorsa preziosa. Prima di iniziare il lavoro mi sono documentato andando a riguardare in video tutti gli spettacoli che hanno composto il progetto, per avere chiara quale fosse la direzione e inserire il nostro lavoro, chiaramente con la nostra personalità, all’interno di un arco più grande, a livello sia progettuale che artistico. Un gruppo di attori giovani e “affamati” di palcoscenico ci ha dato la possibilità di rischiare, di scardinare alcuni aspetti del testo, di lavorare senza timore su ritmo e comicità senza rinunciare alla ricerca della nostra chiave di lettura del testo. D’altra parte le selezioni per gli attori sono state molto intense, per assicurarmi di avere a disposizione da un lato la giusta energia e voglia di rischiare, dall’altro la professionalità e la capacità di reggere il confronto con un testo così importante. Il cast che si è formato, che include attori formatisi alla scuola del Piccolo di Milano, alla Nico Pepe di Udine e alla Galante Garrone di Bologna oltre che numerosi attori della scuola del Teatro Stabile del Veneto, ha risposto con grande entusiasmo, diventando una squadra affiatata e complice, come quella di cui credo ci sia bisogno per mettere in scena un testo che è al tempo stesso una macchina comica e un’intelligente e inquietante storia di relazioni umane.
Una curiosità sul Sior Tita Paron che vorresti far arrivare al pubblico di lettori.
Mi vengono in mente diverse cose. Sior Tita paron è uno spettacolo comico, e per noi è stato un vero piacere rispettare la natura della commedia, trovando soluzioni che divertissero noi per primi. Al tempo stesso, scorrono appena sotto la superficie il tema del potere, della rottura delle relazioni, della fiducia tra le persone, che credo siano il vero aspetto che rende il testo un grande classico. Poi: abbiamo fatto un lavoro di ricerca particolare sulle musiche, andando a cercare artisti contemporanei, per buona parte veneti, che nelle loro canzoni descrivono con molta lucidità certi aspetti del Veneto trattati da Rocca ma ancora evidentemente presenti nel tempo presente (i Los Massadores, i Radiofiera, Herman Medrano). Infine, senza toccare la drammaturgia, ci siamo divertiti ad inserire alcune scene extra: ad esempio, se avessimo all’improvviso a disposizione una grande quantità di denaro, se all’improvviso da servitori diventassimo paroni, quale sarebbe la prima cosa che faremmo? Come cambierebbero le nostre relazioni con i nostri ex-colleghi? Ci siamo divertiti a immaginarlo.
Camilla Bottin