Intervista a Lorenzo Calanchini
20 Gennaio 2014Mi sembra che molti tuoi racconti (tra cui “La ricerca dello gnomo e “Punti di vista”) e in parte anche il nuovo libro “Le Fate di Serenarin” abbiano tra i protagonisti gnomi e fate, i personaggi più tradizionali del mondo fantastico. Quali letture hanno contribuito a fare di te uno scrittore fantasy?
Beh, sì, utilizzo i protagonisti classici dell’high-fantasy… vi sono affezionato da sempre, penso fin da quando, da piccolo, leggevo David Gnomo e avevo un bellissimo libro illustrato con l’immagine della sua casetta. Fantastico! Da quel momento, per me il fantasy ha significato per molti anni un rifugio sicuro, un posto accogliente e caldo dove potevo tornare con la fantasia, ogni volta che volevo. Una fuga dalla realtà, forse, ma una fuga ricca di ideali. Nel tempo, ho letto tantissimi librogame, poi chiaramente Tolkien, Eddings, Brooks, Ende, Zimmer Bradley, insomma gli autori classici nel panorama fantasy. Attualmente, però, le tinte del mio fantasy si stanno incupendo, se così si può dire, e da rifugio sicuro sta diventando – grazie alla scrittura – un mondo affascinante ma talvolta ostile, paradigma della vita reale, che mette di fronte a situazioni che portano a prove anche non di poco conto. E i classici personaggi fantasy non sono più così buoni e inattaccabili come nelle fiabe per bambini. Per esempio, nel mio racconto ‘Punti di Vista’ sia gnomi che fate sono creature bellicose e a tratti sadiche, tanto che perfino gli ogre non sembrano tanto più cattivi… E poi sto scrivendo qualcosa in cui… ah, ma questo non si può dire! In ogni caso, il fantasy occupa circa il 50% della mia ‘produzione letteraria’, ma mi dedico anche – e forse soprattutto – all’ambito drammatico e alla poesia.
La mezzelfa Alyehl compie in ‘Il viaggio di Alyehl’ (Linee Infinite 2013) una vera e propria “quest” per recuperare la Pietra dello Spirito. Come cresce il personaggio in quello che è un vero e proprio romanzo di formazione?
Sì, è una quest in senso stretto, che trae origine più che dal fantasy contemporaneo dagli antichi miti, si veda Odissea. Alyehl non è un’eroina, deve diventarlo e la strada da percorrere è lunga, così lunga che nel suo Viaggio, pur riuscendo a crescere, non arriva a compiere del tutto il suo destino. A breve inserirò sul mio blog un racconto spin-off che potrà chiarire un po’ le idee al riguardo e dare suggerimenti circa il seguito… Il personaggio cresce proprio grazie al viaggio che compie, grazie ai pericoli che corre e agli ostacoli che deve superare; ma, soprattutto, cresce grazie all’evoluzione dei suoi sentimenti e delle sue convinzioni, che è resa possibile dagli incontri che fa.
Il tuo lavoro non c’entra niente con la scrittura, sei un architetto. Come riesci a conciliare interessi così diversi?
Peggio: sono un architetto e un ingegnere. E’ già tanto che uscito dall’Università sapessi ancora parlare l’italiano (invero, non era cosa semplice). In più ho una famiglia con due figli. La scrittura è un’ambizione, una meta, infatti io non mi ritengo uno scrittore, ma soltanto una persona in cammino per cercare di esprimere qualcosa con le parole. E’ difficilissimo conciliare interessi e impegni così differenti, ma non a causa delle differenze in quanto tali, bensì per ragioni di tempo e di energie. In qualche modo, però, ci provo. 10 righe oggi, 10 righe domani…e pian piano si portano avanti dei progetti che durano da 2-3 settimane, come i racconti più brevi, a 3-4 anni, come i romanzi, che tra stesura della bozza, revisioni, proposta all’editoria e tempi di pubblicazione hanno iter davvero abnormi, almeno per me.
Il viaggio di Alyehl – Il commento
In mezzo agli alberi secolari di Ondover un delitto scellerato si è consumato: il Custode, portatore unico della leggendaria Pietra dello Spirito, secondo le dicerie scomparsa da decenni, viene assassinato brutalmente. L’unica testimone, la mezzelfa Alyehl, serena sintesi delle migliori qualità di Elfi e Uomini, si trova a dover abbandonare la Capitale degli Elfi, la suggestiva Lyssha, alla ricerca del fantomatico manufatto, prima che il villain di turno, il raffinato Volna del Granducato di Vlassna, possa impossessarsene per i suoi scopi malefici. Detta così può sembrare la solita tritera fantasy, l’eroina che parte per una quest secondo i dettami di un’antica profezia: non sarà da sola, ad affiancarla per strada una Compagnia composta dalla maga Szarìiah e dai guerrieri Angeli Oscuri, votati alla causa per un altissimo senso dell’onore. In realtà ‘Il viaggio di Alyehl’ non è solo questo, è un mondo nuovo, con una toponomastica precisa: finchè il drappello compie un periglioso viaggio per mare per aggirare le terre nemiche e arrivare al cuore del castello di Volna, la guerra imperversa e gli assediati, Elfi e Uomini insieme, si trovano a fronteggiare colpo su colpo l’avanzata nemica, forte della superiorità numerica e del regime marziale che il dittatore ha imposto. Potremo forse immaginarci Volna come un bruto delle terre dell’est ma così non è, è un personaggio fine con una mentalità da stratega: il suo unico scopo, sottomettere il mondo creato, può realizzarsi solo con l’ausilio della Pietra dello Spirito, un talismano elfico che conferisce un enorme potere a chi è in grado di usarlo. Volna non è un mago, non può avvalersi di poteri arcani, ma nella guerra che imperversa non si risparmiano incantesimi e sortilegi: la battaglia finale, conosciuta come la ‘guerra dei due Baluardi’, vede fronteggiarsi anche i maghi e figure straordinarie come gli Zarasth e gli Anastir compaiono in secondo piano, immortali. L’eroina, se di eroina si può parlare, è una ragazza inesperta alle prese con le prime cotte: ad attirare la sua attenzione è il capo degli Angeli Oscuri, amore condiviso dall’amica Szarìiah e lieve fonte di discordia.
Ai brividi dell’avventura si sommano così i brividi del cuore: Alyehl cresce solo col tempo, diventa una donna matura. I prezzi da pagare, in termini di vite umane, sono alti e intere città come Dorhà si trovano a scomparire dalla faccia della terra ma la speranza è l’ultima a morire e lo sanno bene i protagonisti, riscoperti tramite pensieri vaghi, anche tra le file dell’esercito a coltivare sogni futuri. In queste piccole incursioni nella massa Lorenzo Calanchini ci parla di Senharria, di Radna, di Alyehl sempre con un leggero punto di vista femminile: nel suo universo donne e uomini si trovano a combattere insieme, senza differenze di valore, in maniera assolutamente paritaria. L’impianto è abbastanza tradizionale ma al giorno d’oggi produrre valore senza banalità non è semplice, è epico.
Camilla Bottin
