Io non sono come voi   
Intervista a Italo Bonera

Intervista a Italo Bonera


Intervista al due volte finalista al Premio Urania, lo scrittore Italo Bonera, classe '62, residente a Brescia che ci racconta 'Io non sono come voi', il romanzo edito da Gargoyle Books.


Da insegnante di Storia del Novecento a demone vendicatore, il tuo protagonista è in qualche modo una figura ‘raffinata’, una potente miscela di arte del pensiero e arte del corpo. Consapevole fin dall’inizio delle tendenze negative che, complice un individualismo consumistico sempre più sfrenato, animano il nuovo regime di un futuristico Nord Italia, l’insegnante si scontra con questa realtà grazie all’ottusità di un gendarme. Secondo te è un compito degli intellettuali, intesi come persone capaci di pensiero autonomo, quello di vendicare le denunce sociali? E secondo te qual è il modo migliore per farlo?

Mi interessava un protagonista con questa contraddizione, colto eppure capace di violenza efferata. È interessante, anche se poco plausibile, e so di richiedere al lettore una buona dose di sospensione dell’incredulità, anche se di intellettuali che hanno scelto la violenza non ne sono mancati nella realtà passata – Feltrinelli, per fare un nome. Ma il mio professore non diventa terrorista: lui agisce per istinto, spinto dalla parte animale e arcaica del cervello, non è guidato da un ideale o da una fede. Il suo spirito critico gli ha consentito di leggere la mediocrità del mondo in cui è immerso, ma quando capisce che la cultura non gli evita di diventare una vittima, reagisce con la sopraffazione violenta, seguendo un progetto basico e personale: far piazza pulita dei suoi nemici, delle persone meschine che per tornaconto personale lo hanno distrutto umanamente. Non combatte un Potere o una società – non direttamente, perché alla fine tutte le sue vittime sono particelle di quella nebulosa indefinita che è la Totaldemocrazia, ma questo non lo interessa. Non consciamente, almeno.
Venendo alla realtà, quale dovrebbe essere il compito degli intellettuali nel presente, non saprei dirlo, e infatti il mio romanzo non risponde a questa domanda. Sono convinto che chi possiede cultura e consapevolezza ha il dovere della testimonianza – o della denuncia – da diffondere sfruttando ogni medium della contemporaneità. Ma l’efficacia è sempre più dubbia: l’intellettuale non è considerato fonte autorevole. La cultura non è più un valore oggi – e ancor meno nel 2056 del mio romanzo. Ad esempio, la televisione appiattisce: la voce di uno scienziato vale quella di un tronista. Non conta la forza delle idee, ma la forza della comunicazione. Banalità e chiacchiera da bar funzionano meglio delle spiegazioni (faticose…!) perché assecondano i pregiudizi diffusi (o teleguidati). E gli intellettuali sono percepiti come parassiti. La verità è che “non c’è budget” per la cultura – forse va tutto ai reality, ai talent, al calcio. Anni fa la situazione era diversa, ma non per questo migliore. Pasolini denunciava, dalla prima pagina del Corriere, i mandanti dello stragismo e dei golpe tentati, ne chiedeva il Processo, e non mancava di elencare nomi precisi: non è servito a niente. Il nostro paese è da sempre un grande stomaco che metabolizza tutto senza rigettare nulla, nemmeno le porcherie più disgustose.
Se fossi un insegnante, come il mio protagonista, cercherei di trasmettere senso critico, strumenti di analisi, conoscenza, curiosità. Mi impegnerei nel quotidiano, sapendo che per uno che si riesce a educare, cento resterebbero impermeabili… E credo sarebbe frustrante.

Il romanzo che hai scritto a quattro mani con Paolo Frusca, ‘Ph0xGen’, una sorta di ucronia dal forte sapore mitteleuropeo sul nuovo ordine mondiale creato dal Bund, è risultato finalista al premio Urania 2006. Poi, con ‘Io non sono come voi’ sei di nuovo finalista a luglio 2012. E ora una graphic novel del romanzo scritto con Frusca sceneggiata da Christian Bisin e Angelo Bussacchini, le soddisfazioni non mancano.
Il prossimo romanzo, invece, dopo tante incursioni in un futuro immaginato o possibile, sarà ambientato in un passato recente. Vuoi accennarci qualcosa?
Così come per ‘Io non sono come voi’ che si è ispirato a un fatto di cronaca del 2007 (un ergastolano che evade fingendosi in coma), pensi di ispirarti a reali episodi storici?

Per il nuovo romanzo ci vorrà ancora tempo, è tutto in divenire. Non so se prenderò spunto da episodi reali. In ogni caso, sarà una narrazione immaginaria ma su uno sfondo riconoscibile, con personaggi che non hanno corrispondenza nella realtà e che si muovono in situazioni inventate. Però ci saranno oggetti, atmosfere e suggestioni che richiameranno un periodo – oramai storico – preciso. Almeno, questo il mio intento. Ci sono altri progetti in divenire. In questi mesi sto completando insieme a Paolo Frusca alcuni racconti che pubblicheremo in formato digitale. Infine, è di questi giorni la notizia che “Ph0xGen!” verrà tradotto in tedesco per l’editore Evolver di Vienna.

La vetrina privilegiata resta il Nord Italia, una realtà che tocchi con mano, in quanto bresciano, sede di frequenti scontri in materia di razzismo e omofobia. Raccontaci come questo filo conduttore animi di sottofondo ‘Io non sono come voi’.

Sì, molto tra le righe, direi. Mentre scrivevo il romanzo era in corso, qui a Brescia, la protesta della gru. In una di quelle mattine mi era capitato per caso di assistere a un episodio critico: la resa di uno dei ragazzi. Lo stavo guardando mentre scendeva lungo il traliccio, e di fianco a me c’erano alcuni universitari ai tavolini di un bar, un signore anziano e un ragazzo magrebino. Un carabiniere si è avvicinato a quest’ultimo intimandogli di andarsene ché non c’era nulla da vedere. Quello si è allontanato e il tutore dell’ordine è ritornato soddisfatto a presidiare quel che doveva. E noi, noi italiani, invece, potevamo stare lì? Perché noi sì, e lui no? Ho protestato con il carabiniere, ma non più di tanto, perché quello ha iniziato a minacciare di portarmi in caserma – le solite cose – e ho lasciato perdere: io non sono il personaggio di un romanzo. Ecco, il mio protagonista, invece, insiste. E finisce male.
Una cosa che mi piace ricordare è che un personaggio di “Io non sono come voi” porta lo stesso nome di uno dei ragazzi della gru. Il suo ruolo avrà un senso compiuto e significativo nel finale. È un omaggio verso tutte le persone che lottano per ottenere giustizia e diritti.

Camilla Bottin

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