Intervista a Giorgio Sangati
5 Gennaio 2015Hai poco più di dieci anni di differenza dal pubblico a cui vorresti far arrivare il messaggio di ‘Massacritica’: il concetto di totalitarismo, ormai parte di un obsoleto bagaglio culturale studiato tra i banchi di scuola, viene svecchiato e attualizzato. Quanto ha influito il fatto che sei giovane in questa rinnovata prospettiva storica?
Credo che più che essere giovane (un aiuto sicuramente), abbia influito il mio forte interesse verso i ragazzi, verso la loro capacità di buttarsi nelle cose, verso il loro modo di essere vivi e quindi non-vecchi. Solo spogliandosi dell’ipocrisia (dei compromessi) che porta la vita adulta si può entrare nell’ottica ancora libera dell’adolescenza. Io ho ri-scoperto molte cose che avevo dimenticato: in primis il potenziale rivoluzionario di chi ha il futuro nelle sue mani.
La tua regia si distingue per la semplicità della scenografia, essenziale ma non per questo meno efficace: è l’eterna precarietà del giovane ad essere portata sul palco e la povertà dei mezzi non può che rispecchiarla. Secondo te il teatro è in grado di offrire delle risposte?
Non credo che il teatro sia in grado di fornire risposte ma è uno strumento efficace nel generare domande, domande molto utili: penso al teatro come uno spazio libero in cui la società si può mettere in discussione, rinnovarsi. In questo senso i limiti (produttivi ed economici) ti costringono ad andare al nocciolo della questione, a lavorare sull’invisibile. A teatro vige una regola spietata: o funziona o non funziona e non avere mezzi (alibi) può essere una buona palestra .
Hai tenuto un workshop all’Accademia Lorenzo Da Ponte sulla figura di Ruzante: perché è importante per la formazione di un attore?
Ruzante è stato e rimane uno dei drammaturghi italiani più rivoluzionari e interessanti. Per anni è stato erroneamente etichettato come un autore della tradizione (folkloristico) sottovalutando la sua portata innovativa e critica. Per un attore è un occasione unica per lavorare sugli impulsi primari: la fame. il sesso, il dolore. Il mondo che racconta Ruzante ha perso il suo centro, si è capovolto, ha perso il suo contatto con la natura , con lo “snaturale” e oggi (come a metà del 500′) il tema non può che essere interessante.
Camilla Bottin