Iniziano le polemiche e proseguono i film per la Mostra del Cinema

30 Agosto 2012 By Valentina

La
sessantanovesima Mostra del Cinema di Venezia, come la sessantottesima e come
quelle precedenti, non può non decollare se non sulla spinta di alcune
polemiche che, suo malgrado, ne costituiscono, in qualche misura, il
propellente. Tuttavia, quest’anno, come l’anno scorso, non si tratta di
polemizzare sul vestito di Laetitia Casta o sulla esclusione di una pellicola
scottante. Il problema è ben più serio, al punto che queste righe senza pretese
rischiano di sminuirne la portata. Si tratta del fatto che il così detto
Palabuco’ e cioè l’incredibile voragine aperta da anni proprio
innanzi al palazzo ex Casinò è ancora lì, come bandiera vergognosa della
completa incapacità di chi deve decidere, a dimostrazione che le istituzioni,
negli ultimi anni, da quando cioè l’allora Ministro Bondi in pompa magna
annunciò il recupero del Lido di Venezia e la risistemazione definitiva delle
strutture indispensabili per ospitare uno degli eventi cinematografici più
importanti del mondo, nulla hanno saputo e voluto fare in favore degli abitanti
di questa straordinaria isola e a beneficio di un’industria, quella
cinematografica, che potrebbe trovar in Italia un habitat eccellente per essere promossa.
Fortunatamente  all’immobilismo esasperante delle istituzioni
hanno risposto le energie della società civile e dell’Accademia, in raccordo
con il Coordinamento delle associazioni ambientaliste, attraverso una Mostra,
inaugurata ieri all’Imbarcadero di Santa Maria Elisabetta, la quale raccoglie
alcune interessanti proposte di studenti dello IUAV intorno a ’possibili
utilizzi del Palabuco
’. Oggi, alle ore 17, avverrà inoltre la nuova
intitolazione di Piazzale del casinò, che verrà rinominato da alcuni cittadini
riunitisi in associazione ’Piazzale dei Quaranta milioni’ (cifra sin
d’ora spesa per lavori del tutto inutili), a memoria dello spreco, si legge
nella locandina, e della cattiva gestione. E’ straziante dover continuare a
denunciare questo tipo di situazioni in tutto il Paese, ma è un dovere e come
tale è irrinunciabile.
Ed irrinunciabile, a tal proposito, venendo alle
pellicole in Mostra qui al Lido di Venezia, è una nota a proposito del
documentario di estremo interesse, presentato nell’ambito delle Giornate degli
autori dal regista Vincenzo Marra: Il
Gemello
. Il lungometraggio (88’) si occupa di seguire un detenuto delle
carceri di Secondigliano nella sua quotidianità, senza pietismi, senza
strategie, senza volontà di insegnare qualcosa, ma con la spinta autentica a
capire a cosa serva la detenzione oggi in Italia. Ebbene, nonostante  la buona condotta dei reclusi, la
professionalità della polizia penitenziaria e il contributo degli
’educatori’ esterni, Vincenzo Marra, è costretto a riprendere e
raccontare le vite sospese, boccate, congelate di persone alle prese con le
conseguenze dei propri errori che, dopo l’esperienza carceraria, non avranno
alcuna possibilità di reinserimento nella società. E’ straordinario il
risultato di un documentario che, senza retorica, illumina a pieno la
disumanità profonda che sta alla base dell’idea stessa di carcere, se concepito
come una stracolma e desolante gabbia di leoni, pronta ad esplodere da un
momento all’altro. Si noti che le riprese hanno a soggetto un ’detenuto
normale’ e cioè un ragazzo campano risucchiato dalla criminalità sin dai
suoi incolpevoli sedici anni che, con una naturalezza disarmante, non trova
difficoltà a dire ’la mia mamme e il mio papà sono i muri delle
prigioni.’ Il carcere è una madre che mangia i propri figli, dunque.
Nel
solco del cinema che può e deve essere anche il mezzo per diffondere
consapevolezza sulla condizione di noi tutti, in quanto componenti di una
collettività, si colloca senz’altro il nuovo racconto cinematografico del
grande cineasta italiano Carlo Mazzacurati, che ieri ha presentato, fuori
concorso, Medici CON l’Africa. Si
tratta di un lavoro importante che documenta l’attività della prima ONG
italiana, ’Medici con l’africa CUAMM’, che è nata ed ha tutt’ora sede
a Padova. Il film di Mazzacurati racconta, con la consueta e cristallina onestà
che caratterizza tutto il suo approccio cinematografico alla realtà, la vita di
alcuni medici che hanno deciso di traferirsi in Africa per affiancare colleghi
locali e formare nuovi medici. Il racconto, senza intenzioni, dimostra tuttavia
quanto non esistano salvatori e salvati. Esistono persone che volontariamente
ritengono di voler dare un senso alla propria esistenza attraverso
un’esperienza radicalmente altra rispetto a quella occidentale e altre persone
che, involontariamente, hanno il destino di nascere in un luogo di questa terra
dove non è affatto raro morire di colera, dopo un anno dalla propria nascita.
Entrambe le esistenze, tuttavia, sembrano in pericolo: quella di chi afferma di
sentirsi vivo solo in Africa, e quella di vuole essere e restare vivo, ma in
Africa. I vecchi di terza classe, i bambini di terza classe, come i medici di
prima classe vivono così un’esperienza umana realmente condivisa. Non c’è da
fare retorica, c’è semplicemente da prendere atto che il CUAMM di Padova ha
realizzato una rete di compassione reciproca tra persone disponibili a
utilizzare la propria esistenza per fare qualcosa di grande: curare chi non
potrebbe curarsi, dando la possibilità a molti medici di sentirsi realizzati e
completamente valorizzati. Il film, che raccoglie, tra l’altro, le
testimonianze di Don Dante Carraro – attuale Direttore del CUAMM-  e di Don Luigi Mazzuccato pilastro portante
dell’intera organizzazione da sempre, è stato prodotto, con il contributo della
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova, da Marina Zangirolami e dal padovano
Francesco Bonsembiante, già impostosi all’attenzione del pubblico e della
critica, nella trascorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia, per aver
prodotto Io sono Li, il film di
Andrea Segre. Padova dunque si conferma protagonista anche quest’anno del
cinema internazionale. Hanno voluto testimoniare l’interesse per il lavoro di
Mazzacurati, con la loro presenza, numerose autorità, tra le quali il Ministro
per la Salute Balduzzi, il Senatore Giaretta, Il Sindaco di Padova Zanonato, il
Rettore dell’Università di Padova Zaccaria. Una nota per i sanculotti. Le
autorità hanno atteso in fila, ordinatamente, l’entrata nella sala strapiena.
(foto di Sara Busato)