Incontro con Red Canzian a Este

7 Marzo 2014 By Elena Bottin

E’ al calicanto, «fiore coraggioso e pioniere» che si paragona Red Canzian, proprio per quel suo fare capolino tra i ghiacci, quel suo «essere curioso» nonostante l’intorpidimento dettato dal gelo invernale, mirabile per il suo profumo e instancabile di notte, perso nella scoperta di ciò che gli sta intorno.
«Ho sempre cercato di dormire poco – spiega Red a una sala colma di seguaci partecipi – credo che chi sogni di giorno impari più cose di chi sogna solo alla notte».
La sua storia comincia nel lontano 1951, protagonisti «un papà e una mamma» che poco dopo l’alluvione del Polesine hanno generato, con l’aiuto della levatrice, un figlio in Villa Borghesan. «Direste di sicuro ‘beo ciò’ – scherza il musicista – ma in realtà avevamo in affitto una stanza a 2000 euro al mese, la villa era stata adibita a spazio abitativo delle famiglie più povere del paese». Con un supporto multimediale che proietta immagini retrò sulla parete della meravigliosa sala dell’Accademia dell’Artigianato, di quasi duecento posti, Red indica al suo pubblico le “ricordanze” della giovane età: «sono cresciuto tra affreschi meravigliosi, vicino a una cucina economica che odorava di polenta abbrustolita». Altro che social network, la vera fonte di gossip era la postina che galoppava sulla sella della sua bicicletta con foga: «peccato che, come Emilio Fede, ci mettesse anche del suo, ma che storie signori!». Red svela poi, poco per volta, le sue passioni: gli piace disegnare e quest’interesse, trasmessogli da un amico con le matite che «profumavano di pino», lo ho portato all’approdo al genere naif e al post impressionismo, con forti presenze acquatiche.
«Questo mio accanimento sui sogni – spiega con soddisfazione – deriva dal fatto che a mio padre è sempre andato tutto male, i miei risultati sono stati una sorta di rivalsa per lui». Un sorriso continuo caratterizzava il positivismo del padre, quasi a contrastare la continua apprensione della madre: «era sempre in pensiero per me – ricorda Red – si preoccupava del fatto che non prendessi freddo, che non mi facessi male, era quasi un’ossessione». Alle prese con un improbabile costume di lana, il piccolo Canzian al mare, grazie a un jukebok, arriva a conoscere una musica diversa, non più quella di Claudio Villa ma quella americana di Elvis, «un bel ragazzo di ventun’anni con un ciuffo impomatato»: è stato amore a prima vista, invece di dedicarsi al pallone come tutti i suoi coetanei, Red resta incantato davanti a quella “scatola di musica”. Non c’erano soldi per una chitarra elettrica, solo per una acustica: vinto il festival ‘Lo stroppolo d’oro’ presentato da Pippo Baudo con la canzone ‘Yesterday’ dei Beatles, Red si convince che la sua vita è la musica. «Vedevo questi che arrivavano dall’Inghilterra – commenta – tutti strani strani, frange, vestiti di raso lucide, collane da ferramenta, catene e desideravo emularli». Parte la stagione di Jesolo e nasce il gruppo dei Capsicum Red, con il primo singolo ‘Ocean’ che diventa la sigla di un programma televisivo su RaiDue e il secondo, ‘Tarzan’, subito presentato al Festivalbar, luogo dove i Pooh cantavano ‘Tanta voglia di lei’. Inutile raccontare d’ora in poi l’esperienza di Red con i Pooh dopo l’abbandono di Riccardo Fogli, ma quello che conta è il desiderio di non mollare mai, di farcela sempre. Un omaggio del Comune di Este presentato dall’assessore alla Cultura Eleonora Florio ha concluso l’incontro prima del consueto bagno di folla con il pubblico desideroso di autografi, un momento per ricordare la scrittura dei sogni.

Camilla Bottin