Cantando sotto la pioggia – La recensione

9 Febbraio 2015 By Elena Bottin

Dopo il debutto, avvenuto a novembre 2013, la compagnia Corrado Abbati porta al Teatro Verdi nei giorni di sabato 7 e domenica 8 febbraio il più classico del musical, “Cantando sotto la pioggia”. Forte di una traduzione italiana, alcuni successi quali Good Morning, You are My Lucky Star, Singin’ in the rain, musicati da Nacio Herb Brown, assumono un sapore tutto nostrano. La scenografia, curata dalla londinese “Up Stage Design”, ricalca con efficacia l’ambientazione hollywoodiana: circondato da un siparietto, un piccolo schermo mostra le due stelle del cinema muto, Don Lockwood e Lina Lamont, impegnati in una mimica stereotipata. Le ragazze della compagnia, vestite con costumi meravigliosi da soubrette d’altri tempi, entrano in scena secondo le coreografie di Giada Bardelli. Le loro movenze, allegre e vivaci, sono il coronamento di un’industria cinematografica che vive con leggerezza il passaggio dal muto al sonoro. I cameramen con i loro gilet a quadri inquadrano la diva capricciosa: la sua voce, inadatta allo schermo, si presta bene al doppiaggio da parte della giovane Kathy. In un incontro tra Cosmo, Don e Kathy gli impermeabili volano a passo di swing, secondo alcune delle scene più memorabili del film. Impeccabile la direzione musicale affidata a Maria Galantino, il momento atteso della scena clou del film non tarda ad arrivare: Gene Kelly rivive in passi di danza, ombrello alla mano. Questa canzone strizza l’occhio alla coreografia finale, riprodotta con l’intero cast in impermeabile giallo, e rende questo uno dei musical più amati di tutti i tempi. Le parti recitate sono vissute con sentimento, mai una sbavatura dai giovani e meno giovani attori: il produttore, il regista, il cameraman ruotano attorno alla creazione di un film difficile, con l’audio. La visione, sullo schermo, dello stesso film impersonato dagli attori del musical è carinissima, sembra di essere sul serio ad Hollywood. Con la regia imperiosa e coinvolgente di Abbati, il pubblico non si rende nemmeno conto che due ore sono volate, troppo bello.

Camilla Bottin