Borghesi radical chic dappertutto, immersi nel clima della pop art contemporanea con pannelli bianchi mobili che fungono da riquadro alla scenetta: la tanto pretesa elevazione snobistico-intellettuale si concretizza nella spesa folle di Serge per un quadro bianco, un’opera che l’amico Marc definisce una ‘merda bianca’, tanto insensata quanto paradossale. A fare da contraltare ai due caratteri fortissimi c’è Ivan, colui che è sempre in mezzo, che le prende senza riuscire a ricambiarle. E’ la semplice base di partenza di un dramma giocato sulla botta e risposta, che richiama per certi versi il cinema d’interni francese, simbolo della stupidità e dell’inaridimento degli uomini affermati, che trovano l’unica valvola di sfogo alle frustrazioni familiari in pomposi acquisti d’arte. O bianco o nero, così Marc, ovvero il bravissimo Gigio Alberti che ricordava certe imposizioni alla Sgarbi nelle movenze, si intrufolava nel discorso, rendendo tributo all’autoaffermazione, attaccando duramente l’amico. C’era il divano, non mancava quel tanto di psicologia alla Freud: il clima conviviale tipico della compagine maschile sparisce per lasciare il posto all’Io, a muovere i fili della vicenda è un raffinato Alessio Boni, che vuol vantarsi e far capire agli amici che lui è passato a un gradino superiore. Numerose le gag che danno un tocco di frivolezza al testo teatrale, il pubblico numeroso in sala rideva convinto, due ore scivolate via nella piacevolezza. Resta una patina di irraggiungibilità tra i presenti e quello che viene rappresentato sul palco, complice l’atmosfera soffusa creata da Gianni Carluccio, ma la chiosa post spettacolo spezza l’incantesimo, con l’asta bandita dai tre attori: il quadro bianco verrà venduto e il ricavato andrà a favore del Cesvi e della Linea Verde Alzheimer. Scattano le reazioni degli amici di chi ha comprato il quadro bianco, l’autrice Yasmina Reza ha voluto dare un efficace ritratto della compagnia di uomini: Ivan, interpretato da un trafelato Alessandro Haber, è l’unico che si dà da fare per ricomporre la pace, per essere il più ‘miserabile’ nella vittoria altrui. Da perdersi nel bianco, strepitoso.

Camilla Bottin