Alla scoperta di Villa Miari de’ Cumani
29 Maggio 2016«La mia famiglia, di sangue nobile, abita il complesso da più di settecento anni» spiega Camilla «e questo è un elemento di straordinaria continuità. Sono orgogliosa di appartenere a questo posto e negli ultimi anni ho costituito l’associazione culturale “Villa Miari de’ Cumani” per promuovere diverse attività per mantenere vivi la villa e il parco». La visita guidata tenuta dalla brava Camilla, giovane ma molto preparata, si svolge al piano terra e inizia dal Salone. A colpire l’occhio del visitatore è il drappeggio di broccato rosso che ricopre le pareti: sembra vero ma in realtà è dipinto, si è infatti voluto ricreare un fastoso ambiente rinascimentale e chi entra nel salone vive la magica impressione di trovarsi in qualche corte dove improvvisamente damerini ricoperti di velluto si animano muovendo passi di danza combinata. Nelle lunette ricorrono gli stemmi araldici della famiglia: il leone rampante in oro dei Cumani unito alle spighe di miglio dei Miari si alterna a tutti gli stemmi di chi è entrato per matrimonio nella grande famiglia. Un pochino ci si sente osservati, alle pareti i grandi ritratti dei componenti della famiglia dal volto serioso e dalla posa solenne rappresentano visivamente l’albero genealogico dei Miari de’ Cumani. Camilla durante la visita guidata fa presente i vari legami di parentela e i meriti e gli onori di ciascuno: di tutti questi, secondo me, quello che è più interessante da segnalare è il ritratto della contessa Antonia Miari, nata alla fine dell’Ottocento. Questa signora ha, infatti, ricevuto la Croce al valore militare per il coraggio dimostrato nel conflitto mondiale sul fronte greco-albanese dove ha operato come crocerossina nel 1941. «Inoltre» spiega Camilla «gli arredi così come li vediamo adesso sono frutto della sistemazione voluta dalla contessa negli anni Settanta del Novecento. Da lei è maturata la decisione di aprire ai visitatori non solo il parco ma anche il piano terra e la cappella privata». Il percorso prosegue nella sala dei quadri dove alle pareti si ha la rara occasione di osservare quattro dipinti attribuiti a Jacopo Palma il Giovane a soggetto religioso. Le pose plastiche dei santi ritratti investono il visitatore di una forte carica emotiva: lo sguardo si posa sulle mani e sui contorcimenti delle figure investite da un chiaroscuro che lascia emergere tormenti ed estasi. Nella sala dei disegni è invece possibile rinvenire mappe in cui la villa è raffigurata in tutte le sue componenti – dimora residenziale, la cappella, la serra, gli edifici di servizio attorno alla corte rurale e il vasto giardino romantico – tutto compreso entro la cinta di mura merlate. Nella mappa del 1668 di Bernardino Baldi, in mezzo a una serie di acquerelli di grande impatto, si può inoltre osservare il grande brolo a forma di quadrilatero su cui si è venuto a formare il parco ottocentesco. Si transita poi nell’area cosiddetta “religiosa” con l’oratorio e la sacrestia. Ci sono pure le foto del funerale di Felice Miari che è stato sindaco di Sant’Elena, con un lungo corteo che si snoda dalla villa fino alla chiesa dove ad accogliere il corpo c’era un monumentale catafalco a tre piani. «Noi discendiamo dalla nobiltà scelta di Monselice, in particolar modo dai Fontana» spiega Camilla «ma sono stati ritrovati dei documenti che attestano che in realtà i Cumani provengono dal Kuman, una regione della Crimea abitata da popolazioni mongole che si sarebbero, in seguito a migrazioni, unite con i nobili locali». Attraversando la biblioteca con librerie in larice colme di volumi antichi, si giunge alla sala da biliardo. Anche qui abbiamo una bella storia da raccontare: Uguccione Stroffa, il cui dipinto è appeso alle pareti, è stato protagonista di uno dei primi episodi della resistenza. Capitano di vascello nel 1943, prese il comando del cacciatorpediniere “Fuciliere” quando la corazzata “Roma”, scortata dal cacciatorpediniere, fu centrata da due bombe. Decise a questo punto di far rotta verso le Baleari, territorio neutrale, rifiutandosi di andare verso Tolone, dove stavano i tedeschi. La visita si conclude infine nella sala dello Zodiaco dove sono conservati in una teca di vetro ventagli e porcellane d’epoca.
Camilla Bottin
Le foto sono a cura del Circolo Fotografico Euganeo.
Il Salone
Sala dei quadri
Gli esterni
Il Parco








