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31 ottobre al Verdi: ‘Massacritica’

31 ottobre al Verdi: ‘Massacritica’


In scena al Teatro Verdi un progetto teatrale specificatamente rivolto alle classi quarte e quinte della scuola superiore: l’intento, riflettere per prevenire, si dispiega nella morale con una leggerezza nuova.


dgbPer instaurare un regime deve esserci una perdita di identità, un’esaltazione che porti la compagnia ad omologarsi in un irriverente colore fucsia: configurandoci come «massacritica» non facciamo altro che richiamare alla mente l’eterna circolarità della Storia, ora animata da nuove propaggini informatiche, per ripetere gli stessi, infiniti, stupidi errori. Sulla scena banchi e sedie di colore chiaro vengono spostati, in diminuendo, per fare spazio alla centralità della lezione, un tentativo di impersonare le dinamiche che hanno condotto ai totalitarismi: Giulia Briata, Marco Zoppello e Massimo Scola sono i cosiddetti ‘tipi’ che vediamo a scuola, tre persone per tre categorie differenti, ognuna con le sue domande e le sue reazioni a un percorso che si rivela accidentale ma non meno incisivo per arditezza psicologica. Il risultato è inaspettato, la critica si trasforma in immedesimazione, gesti, detti e slogan diventano quotidiani, il «capo», il giovane e inesperto professore Francesco Wolf, non si accorge di aver innescato una miccia alquanto pericolosa. E’ tragedia con i social network, su uno schermo di finestre oleografiche si proiettano, volta per volta, immagini di violenza, di dittatura e di regime. Sono piccoli stacchetti musicali che rimandano alla realtà: possiamo tirare un sospiro di sollievo alla fine con la caduta delle statue elogiative, gli occhi finalmente si aprono. Non so se si possa chiamare democrazia, ma torna la libertà di discussione: con questo squarcio nel mondo dei giovani, il regista Giorgio Sangati si dimostra attento conoscitore della realtà, sa che i confini sono molto labili. Cos’è indipendenza? Cos’è gruppo? Quando va bene e quando va male? Con una recitazione semplice ma brillante, i quattro attori hanno tenuto ‘banco’ (per dirla felicemente) per un’ora e mezza: le risate serpeggiavano nella sala alle battute più scapestrate, ma non c’è mai stato un cedimento, l’attenzione era con loro, sul palco. In questo caso no, non c’è stata critica, ma solo massa fedele.

Camilla Bottin

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