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  26/06/2019            18:00
NO al reclutamento illegittimo e al precariato

NO al reclutamento illegittimo e al precariato


Con riferimento a quanto uscito sulla stampa riguardo il reclutamento di personale medico già in pensione o per mezzo di contratti atipici presso la AULSS 6 Euganea, venendo descritti “colpi di scena“.


Si vuole ribadire che la legge finanziaria 2019 ha derogato la stipula di contratti atipici in ambito pubblico solo fino al 30 giugno, salvo ulteriori deroghe last minute. Si tratta dell’art. 7 comma 5 bis del DL 165/2001 che fa “divieto alle amministrazioni pubbliche di stipulare contratti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro“, e che entra definitivamente in vigore dal 1° luglio, giorno del coprifuoco. La delibera della Regione Veneto sulle assunzioni dei pensionati, emanata il 26 marzo, e che andava comunque impugnata, morirà in quella data, rivelandosi una bolla di sapone dal mero intento mediatico. Guarda caso, la stessa non menziona poi il termine di “personale dirigente”, la cui richiamata in servizio è esplicitamente negata dalla normativa. E a che titolo dovrebbe altrimenti ricomparire uno specialista pensionato in servizio? Come medico “non dirigente”?

Ricordiamo inoltre anche il comma 6 dello stesso articolo 7, vero fuoco incrociato, che vieta tali contratti per le “funzioni ordinarie“, divieto ribadito da più sentenze delle Corti dei Conti. Infatti, la violazione dei commi 5 bis e 6 determina, ciascuna, responsabilità erariale e amministrativa. Ciò vale per tutti, non solo per i contratti ai pensionati, ma anche ai non specialisti chiamati nei Pronto Soccorsi. E per i casi “non ordinari” il comma 6 impone solo “esperti” di “maturata esperienza nel settore” e con prestazione “altamente qualificata”. Può considerarsi “esperto” e “altamente qualificato” un medico neolaureato arruolato in un Pronto Soccorso?

La Regione Veneto ha quindi voluto “inventare” una deroga al comma 6 col nuovo Piano Socio Sanitario 2019-2023, ma ponendo paletti molto rigidi, pur restando il comma 5 bis insuperabile. In definitiva, il senso della norma nazionale è di abolire progressivamente il precariato. Anzi, forse non tutti sanno che già la Circolare del Ministero 6/2014 sui pensionati precisava che il divieto vuole evitare che si aggiri di fatto il pensionamento “impedendo che gli incarichi di vertice siano occupati da dipendenti più giovani”. Chiarissimo.

ANAAO ASSOMED aveva già diffidato tutti gli enti del SSN nell’ottobre scorso, sia riguardo i contratti atipici, sia contro i reclutamenti mediante cooperative di servizi, altro nodo mostruoso. Non si gioca con la salute dei cittadini, dato che queste forme di lavoro non garantiscono vere tutele sulla sicurezza delle cure: la selezione dei candidati è carente o inesistente, possono mancare di specializzazione, non sono garantiti i riposi secondo normativa europea (chi può sapere cosa fa ogni contrattista al di fuori del servizio?), la responsabilità di equipe viene indebitamente condizionata da medici ”di passaggio”, si pagano con soldi pubblici lavoratori esterni “privati” giocando al risparmio. E chiariamo una volta per tutte che i neolaureati sbattuti in Pronto Soccorso, ancorchè giovani e per scelta, non sono adatti a gestire né le urgenze di primo riscontro né tanto meno quelle eventualmente occulte fra i cosiddetti codici “minori” (bianchi e verdi), non sono soggetti a formazione perchè non ancora inseriti in percorsi specifici, sono comunque responsabili dei pazienti che visitano, non hanno alcuna possibilità di carriera, si dà l’erronea visione che basta una laurea per lavorare in ospedale.

Attenzione però a chi grida al pericolo di interruzione di pubblico servizio, come vorrebbero sempre farci credere le Amministrazioni, in assenza degli specialisti. È un bluff. Invece di agire sulla riorganizzazione e il ridimensionamento di tutti i servizi nel modo più congruo e ragionevole, anche tenendo conto delle risorse disponibili, cosa molto più difficile e complessa, si cercano scorciatoie illegittime per reclutare personale che in ospedale non dovrebbe nemmeno lavorare, a dispetto di problematiche note da anni e di errate pregresse programmazioni universitarie e politiche, nazionali e regionali, credendo in modo meramente burocratico che “basta riempire la casella” di un ordine di servizio per garantirne l’efficienza. È il caso ancora dei Pronto Soccorsi, trasformati ormai in gigantesche macchine diagnostiche per dare ai cittadini risposte di ogni tipo che non trovano altrove, alla faccia delle urgenze ed emergenze che ne dovrebbero invece rappresentare la massima occupazione, e che rischiano di non poter ricevere la doverosa e indifferibile attenzione.

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