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  28/05/2019            18:00
“Integrazione” del Sant’Antonio? Inaccettabili editti contro la sicurezza delle cure

“Integrazione” del Sant’Antonio? Inaccettabili editti contro la sicurezza delle cure


Dopo due mesi di proteste, suscitano sconcerto le dichiarazioni del prof. Mario Plebani, presidente della Scuola di Medicina dell'Università di Padova, pubblicate su «Il Mattino di Padova» del 25 maggio scorso, in cui dichiara che il passaggio dell’ospedale Sant'Antonio all’Azienda Ospedale-Università avvenga “per assicurare qualità e sicurezza in tutto l'ambito delle cure”.


Perché oggi non si assicurano cure adeguate al Sant’Antonio? È pazzesco e inaccettabile per i professionisti del Sant’Antonio leggere che si dubiti della qualità dell’assistenza sanitaria offerta. Le cure sono sicurissime, e se il prof. Plebani è a conoscenza di situazioni pericolose, inadeguate, o di malpractice, le segnali puntualmente. Se ha a disposizione indicatori scientifici per documentarle, renda noti i suoi dati e la loro certificazione. In caso contrario, faccia retromarcia.

Desta forte preoccupazione l’insistente e periodica levata di scudi a difesa delle ambiziose progettualità universitarie, costi quel che costi. Quello che risulta più evidente dopo due mesi di proteste contro la cessione del Sant’Antonio, come evidenziato dal recente sondaggio pubblicato su «Il Mattino di Padova» e dalle oltre 3000 firme raccolte contro di essa, è la totale assenza di un movimento di pensiero favorevole al passaggio. La contrarietà, in crescita, è invece trasversale, dall’utenza al personale sanitario, mentre il pensiero a favore risulta debole, fragile, privo di smentite, di argomentazioni convincenti e metodologicamente affidabili. Vigono solo imposizioni da regime, la sicumera di chi afferma supposte verità politiche e interessi di parte, fra cui, appunto, quelli universitari. E quando non c’è spessore nelle argomentazioni, si gioca al ribasso attaccando con arroganza la sicurezza delle cure offerte al Sant’Antonio per segnarne la fine. Un atto vile e offensivo, verso gli operatori sanitari che vi operano, verso i malati, verso i cittadini. Questo consolidato isolamento ideologico dell’Università e della Politica, che mina ogni rapporto di fiducia, è da un lato emblematico, dall’altro inquietante, specie se interessa la gestione della salute e del lavoro di chi ne tutela le garanzie.

Il professore parla poi di integrazione “evitando duplicazioni e sprechi”, affermazioni ambigue rispetto ai tagli ai posti letto in ambito pubblico, alla diversa mission dell’Azienda Ospedale-Università rispetto alla ULSS, alle prestazioni che la ULSS deve garantire eminentemente ai cittadini padovani che troveranno invece col passaggio alla diversa gestione oneri aggiuntivi per la comunità, generandosi vantaggio economico solo per l’Azienda Ospedale-Università. Piuttosto, non sarà un “vezzo” dei professori – come dice Plebani – l’immaginario nuovo polo ospedaliero padovano (perché siamo ancora nel campo della pura fantasia), ma gli sprechi sono in realtà quelli che nessuno vuole per qualcosa di ancora poco chiaro, specie in assenza di bandi e progetti: aspirazioni iperboliche, di cui le modalità e quantità di finanziamento non sono ancora completamente definite e sufficienti per le dimensioni e l’alta tecnologia prevista.

Con anacronistico autoritarismo universitario il professore rincara la dose raccomandando l’importanza dei 90 giorni previsti per gli accordi tra Azienda Ospedale-Università-ULSS 6 rispetto ai due anni di tempo stabiliti per il passaggio del Sant’Antonio, pressando sull’accelerazione delle procedure. La fretta è cattiva consigliera in Medicina e innamorarsi subito delle diagnosi è rischioso, forse nel timore – sul caso Sant’Antonio – che la consapevolezza dei cittadini aumenti. È francamente impensabile che in meno di tre mesi si possa giungere a un piano definitivo, attuandolo molto prima del dicembre 2020, con tutte le implicazioni giuridico- amministrative e prestazionali. Del resto, è paradossale e kafkiano che negli accordi Comune-Regione ed Università del 21.12.2107 non esista una riga sulla cessione o chiusura del Sant’Antonio – garanzia dell’ULSS in città – mentre ora tutti desiderano questo ospedale. In questa fase la Commissione bilaterale sull’Ospedale Sant’Antonio richiesta dalle sigle sindacali dei medici vigilerà sul destino del Sant’Antonio a salvaguardia dei diritti dei cittadini e degli operatori sanitari. Attenzione poi a giocare con le parole, poiché non si tratterebbe di “appropriazione” ma di “integrazione”, spiega il professore. Peccato che nella lista degli invitati al convegno del 27 maggio al Bo sul nuovo policlinico universitario manchino i dissenzienti, e i professionisti del Sant’Antonio, perseverando nella mancanza di confronto. Evidentemente chi non si allinea spaventa. E questa sarebbe “integrazione”?

Come sindacato che rappresenta la dirigenza medica, sanitaria e veterinaria rispondiamo difendendo il diritto di critica contro qualsiasi imposizione unilaterale e autoreferenziale, pretendendo rispetto per gli operatori sanitari. L’ospedale Sant’Antonio resti alla Ulss 6, e in mancanza di atti ufficiali e di dati scientifici incontrovertibili non accettiamo imbarazzanti attacchi ideologici – da politici o universitari – che sanciscano l’estinzione di tutto ciò che non sia altrimenti posseduto e governato. Anche i cittadini l’hanno capito.

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