European Social Services Award
13 Dicembre 2019È il programma nazionale finanziato in maniera più ampia e continuativa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con l’investimento pubblico complessivo più alto mai registrato nella storia delle politiche sociali italiane.
Venerdì 6 dicembre a Bruxelles si è svolta la cerimonia dell’European Social Services Award organizzata dall’European Social Network (ESN). Gli European Social Services Awards sono nati per riconoscere l’eccellenza nei servizi sociali, puntando i riflettori su approcci di successo e sullo straordinario lavoro svolto da chi gestisce, pianifica e realizza servizi sociali pubblici in tutta Europa. Il premio vuole identificare le migliori pratiche nei servizi sociali e promuovere l’innovazione nei servizi sociali in Europa. Questa prima edizione dell’ESSA coincide con i venti anni di ESN come rete, nata per divulgare e scambiare conoscenze nei servizi sociali in tutta Europa. I progetti presentati sono stati 120 di cui solo sei i premiati, tra questi P.I.P.P.I., il Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione nato all’Università di Padova.
Il Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione (P.I.P.P.I.), coordinato scientificamente dalla professoressa Paola Milani dell’Università di Padova, ha vinto il primo premio nella sezione “Method and Tools” con la seguente motivazione: “P.I.P.P.I. è stato riconosciuto come Eccellenza europea per la capacità di unire formazione, azione e ricerca, di portare la comunità nazionale dei servizi sociali a superare le disuguaglianze prodotte dall’attuale sistema regionalizzato del welfare per i bambini e le famiglie, tramite l’introduzione di strumenti scientificamente solidi, uniformi sul piano nazionale e liberamente accessibili a tutti”.
P.I.P.P.I. si ispira a Pippi Calzelunghe, personaggio metaforico delle potenzialità inesauribili dei bambini e delle loro capacità di resilienza: la figura di Pippi crea un orizzonte di senso centrato sulle possibilità di cambiamento della persona umana, sull’importanza delle reti sociali, dei legami affettivi, delle possibilità di apprendimento e recupero anche nelle situazioni di vulnerabilità. Ma P.I.P.P.I. è molto di più: è il programma nazionale finanziato dal 2011 in maniera più ampia e continuativa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con l’investimento pubblico complessivo più alto mai registrato nella storia delle politiche sociali italiane. È il risultato di una collaborazione tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare (Labrief) del Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata dell’Università di Padova.
Più di 7000 operatori in circa 250 ambiti territoriali di tutte le 20 Regioni italiane sono stati coinvolti a diverso titolo nel Programma tra il 2011 e il 2019. A novembre 2018, il decreto Fondo Nazionale Politiche Sociali (FNPS) ha stabilizzato e finanziato P.I.P.P.I. nelle politiche per l’infanzia e l’adolescenza per i prossimi anni. Dopo otto anni di azioni sperimentali, P.I.P.P.I. è divenuto così strutturale al sistema dei servizi. Si tratta di un esempio in cui un’attività di ricerca, integrata alla formazione e all’intervento degli operatori nei servizi, ha potuto impattare ed entrare a pieno titolo nelle politiche nazionali e quindi nel sistema dei servizi. Le esperienze di P.I.P.P.I. sanno quindi offrire una concreta testimonianza di importanti cambiamenti avvenuti nelle pratiche di lavoro dei servizi, rendendo operativo l’ascolto e la partecipazione dei bambini, delle loro famiglie, delle loro idee e opinioni sulle decisioni che li riguardano. In particolare, l’approccio proposto da P.I.P.P.I. alla valutazione delle situazioni familiari è una chiave di volta rispetto al tema, che continua a venire alla ribalta delle cronache, dell’arbitrarietà e dell’assenza di rigore metodologico nei giudizi professionali, della carenza di collegamento fra la fase di valutazione iniziale, di progettazione e di valutazione complessiva della situazione familiare in carico ai servizi. Il Programma è stato avviato nel contesto della attuale legislazione europea che riconosce il sostegno alla genitorialità come strategia essenziale per «rompere il circolo dello svantaggio sociale e assicurare ai bambini a good start nella vita» e della legislazione italiana che sottolinea l’importanza di far crescere i bambini all’interno delle famiglie. In questo senso P.I.P.P.I. si situa all’interno dei 17 obiettivi (Millennium Goals) dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, in particolare per l’obiettivo 10: ridurre le disuguaglianze.
P.I.P.P.I. si inserisce nell’area dei programmi definiti nella letteratura anglosassone di Preservation Families e di Home care intensive intervention e ha una duplice finalità. Da un lato sperimenta sul campo un modello preventivo, rivolto alle famiglie in situazione di negligenza e vulnerabilità, per migliorare l’appropriatezza degli interventi di allontanamento bambini dal nucleo familiare, ridurre il rischio di maltrattamento, articolando in modo coerente fra loro i diversi ambiti di azione coinvolti intorno ai bisogni dei bambini, tenendo in ampia considerazione la prospettiva dei genitori e dei bambini stessi nel costruire l’analisi e la risposta a questi bisogni. Dall’altro è capace di costruire una comunità di pratiche e di ricerca nei servizi, che, a livello nazionale, tramite le possibilità offerte dall’agire all’interno di una struttura sperimentale, operi una rivisitazione complessiva e uniforme nel Paese delle condizioni organizzative, culturali e tecniche in cui sono realizzate le pratiche di intervento, al fine di assicurarne appropriatezza, efficacia e qualità, tramite percorsi di valutazione scientificamente riconosciuti.