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Effetto Covid sugli ortaggi padovani

Effetto Covid sugli ortaggi padovani


EFFETTO COVID SU RADICCHI E PATATE, QUOTAZIONI IN CALO. COLDIRETTI PADOVA: AGLI AGRICOLTORI POCHI CENT, RIDOTTA LA PRODUZIONE NEI CAMPI


A Conche di Codevigo Daniele Fincato ha dimezzato la coltivazione di radicchi e calato dell’80 per cento quella delle patate. “Chiuso canale della ristorazione, poche decine di cent al chilo dalla Gdo, puntiamo sulla vendita diretta”

Effetto Covid sugli ortaggi padovani: bloccato il canale di vendita della ristorazione, la Gdo paga pochi centesimi agli agricoltori che riducono la produzione per non lasciare la merce invenduta nei campi e scommettono sulla vendita diretta per recuperare il reddito. A quasi un anno dall’inizio dell’emergenza l’agricoltura padovana fa i conti con gli effetti della pandemia sul mercato e sui prezzi e gli imprenditori intervengono sulla produzione per limitare le perdite e percorrere nuove strade. “Da marzo 2020, a parte una breve parentesi estiva – spiega Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – il canale Ho.Re.Ca., vale a dire la ristorazione e il circuito alberghiero, comprese le mense, è sostanzialmente chiuso e l’unico sbocco per le grandi quantità di prodotti ortofrutticoli resta la grande distribuzione organizzata, la quale però impone le sue regole con i suoi prezzi. La pandemia ma anche le nuove dinamiche commerciali hanno accentuato la crisi dei prezzi e accelerato le trasformazioni aziendali.

Ormai le grandi catene della Gdo saltano anche i mercati all’ingrosso e sono sempre più organizzate con le proprie piattaforme di acquisto. Ma il problema resta il medesimo, il margine di redditività per gli agricoltori è risicato, al punto che per evitare di lasciare prodotto invenduto nei campi e contenere le perdite molti imprenditori hanno scelto di ridurre sensibilmente la produzione e cambiare la propria strategia commerciale, puntando sulla vendita diretta, sia in azienda che attraverso i mercati di Campagna Amica sul territorio. In questi mesi di restrizioni infatti – conclude Bressan – sono sempre più numerosi i cittadini che preferiscono fare la spesa sotto casa o direttamente nelle aziende agricole, evitando così gli assembramenti nei grandi punti vendita e privilegiando il rapporto diretto con i produttori”.

Daniele Fincato, imprenditore orticolo di Conche di Codevigo, è specializzato nella coltivazione di radicchio e di patate. “Di fronte ai prezzi che ci vengono riconosciuti abbiamo scelto di ridurre le quantità e diversificare le produzioni per non rimetterci troppo e allo stesso tempo incrementare la vendita diretta, cercando un rapporto sempre più stretto con i consumatori. Abbiamo deciso di dimezzare la produzione di radicchio, in media in precedenza ne raccoglievamo circa 3 mila quintali l’anno, mentre per le patate la scelta è stata ancora più drastica: dai 9 mila quintali degli anni precedenti siamo scesi a circa mille quintali. Del resto –continua Fincato – con i 20 centesimi al chilo che ci vengono pagati per le patate non possiamo permetterci di trovarci con il prodotto invenduto perché le spese superano i ricavi. Intanto però il prezzo al dettaglio si moltiplica di due, tre, cinque e anche dieci volte, a seconda dei prodotti e delle stagioni.

Le patate, per fare un esempio, l’estate scorsa ci venivano pagate appena 12 centesimi al chilo per essere poi vendute al dettaglio ad 1,20 euro al chilo, dieci volte tanto. E’ un caso limite che però rende bene la situazione in cui siamo costretti a lavorare. Per il radicchio non va meglio: il rosso tondo lo vendiamo in beans (i contenitori da oltre 3 quintali) a 20 centesimi al chilo mentre al consumo il prezzo sale anche a 1,80 euro. Con il rosso lungo prendiamo un po’ di più, 35 centesimi, ma il consumatore paga quasi due euro al chilo. Il radicchio variegato lavorato ci viene pagato anche 1,30 euro al chilo ma qui ci sono diversi passaggi sia in campo che in azienda per l’imbianchimento, la toelettatura e l’apertura, e comunque al dettaglio il prezzo finale raddoppia come minimo. La chiusura del settore della ristorazione ha concentrato le vendite sulla grande distribuzione ma con questi prezzi rischiamo di lavorare in costante perdita. Da qui la scelta di ridurre la produzione e diversificare allo stesso tempo le coltivazioni. Inoltre stiamo investendo risorse e tempo sulla vendita diretta, sia in azienda che nei mercati agricoli, per rispondere alle richieste dei consumatori alla ricerca di prodotti a chilometri zero e di un rapporto più diretto con i produttori”.

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