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Clima: primavera con il gelo tardivo

Clima: primavera con il gelo tardivo


CLIMA. PRIMAVERA CON IL GELO TARDIVO. SEMINE IN CAMPO SENZA ACQUA E FRUTTETI A RISCHIO CHOC TERMICO.


COLDIRETTI: COL RECOVERY PLAN IL VENETO PUO’ GIOCARE LA SUA PARTITA SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Sono in preparazione i terreni per la semina dei grandi cereali. Mentre le piantine di barbabietola sono già in campo, in quasi tutte le province è tempo di seminare soia, mais che sono ancora il principale indirizzo agronomico per la maggior parte delle 60mila aziende agricole del territorio regionale.

In Veneto 460 mila ettari sono coltivati a grandi colture – spiega Coldiretti – che rappresentano l’asse portante, oltre che per la produzione di alimenti (pane, pasta) anche per la zootecnia da carne e da latte.

Oltre alle problematiche legate ai maggiori costi di produzione per concime e gasolio necessario alla lavorazione gli agricoltori fanno già i conti con l’assenza di pioggia.

Aspettando le precipitazioni – commenta Coldiretti Veneto – il meteo annuncia l’ultima coda dell’inverno per il fine settimana: se le temperature vanno sotto lo zero anche le piante da frutto, come albicocco e pesco già in fiore, potrebbero subire uno choc termico. Per il kiwi addirittura serve un pronto intervento urgente per proteggere le piante dalle gelate tardive, pena la perdita di produzione.

Il cambiamento climatico evidenzia anomalie cui occorre fare fronte – commenta Coldiretti Veneto – lunghi periodi di assenza di piogge, acquazzoni intensi in brevissimi periodi, ondate di calore portano alla proliferazione di parassiti alieni e alla perdita fertilità dei terreni.

L’agricoltura subisce gli effetti ma è anche capace di reagire, mitigando a vantaggio della collettività altre conseguenze – commenta Coldiretti Veneto – non va dimenticato che il Veneto recupera solo il 5% dell’acqua piovana rispetto ad una media nazionale dell’11%, un dato preoccupante che dimostra quanto bisogno ci sia di investimenti in questo campo.

Senz’acqua non c’è agricoltura. In Veneto sono irrigati 600mila ettari della SAU. Per questa ragione vanno assicurate le portate delle concessioni idriche, attuando il risparmio irriguo, ammodernando la rete e realizzando nuovi invasi utilizzando le cave dismesse e i bacini. I fenomeni straordinari con alluvioni e stagioni monsoniche impongono il grande tema della sicurezza idraulica che si attua con il governo dell’acqua dei comprensori di bonifica (1,15 milioni di ettari). “Occorre trattenere l’acqua quando c’è nelle infrastrutture – dice Coldiretti Veneto – e laddove necessario realizzare opere di laminazione per arginare le calamità atmosferiche”.

In questo senso con il Recovery plan anche il Veneto può giocare la sua partita – conclude Coldiretti – forte di una rivoluzione verde che rappresenta un salto culturale imprenditoriale non indifferente. Digitalizzazione delle campagne, foreste urbane per mitigare l’inquinamento e smog in città, invasi per recuperare l’acqua localmente, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici ed interventi specifici nei settori deficitari ed in difficoltà dai cereali all’allevamento fino all’olio di oliva sono alcuni dei progetti strategici cantierabili elaborati da Coldiretti che punta alla crescita sostenibile del Paese.

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