A tu per tu con Beatrice Zagato, artista oltre i confini
26 Agosto 2013E’ uscito nel giugno 2013, a conclusione della mostra che si è tenuta presso le Scuderie di Palazzo Moroni, il catalogo ‘Between the lines’ edito da Cleup: summa di un’antologica che raccoglie opere dal 2007 al 2013, l’agile libretto si fa strada nel mondo dell’arte, portando con sé gli strascichi e le impressioni di un’artista che è allo stesso tempo avvocato, evocando attraverso il filtro del ricordo suggestioni pastose e dense di materia.
«Le opere di Beatrice Zagato parlano della memoria degli uomini ma anche di quella delle cose – commenta la curatrice Barbara Codogno – è qui che l’artista domina la materia: le sue stratificazioni ricordano l’intreccio della memoria. Emergono grumi di significato, consistenze di pensiero. A volte il passato squarcia la tela: affiorano antiche sofferenze che Zagato cuce amorevolmente, sutura, ricompone. Con grande umanità, perché anche la tela ha il suo cuore».
Ricordando la mostra che si è tenuta dal 16 maggio al 9 giugno a Palazzo Moroni, Beatrice ha risposto con cortesia a un paio di domande, sotto riportate.
1) Come ti sei avvicinata al mondo dell’arte?
Mi ha sempre appassionato l’arte, fin da quando ero piccola adoravo disegnare: ho studiato secondo il metodo Montessori che aiuta a stimolare la creatività nei bambini e penso che questo abbia in qualche modo accentuato la mia sensibilità artistica. Mentre stavo facendo l’Erasmus di Giurisprudenza in Spagna, mi sono resa conto che a Barcellona c’erano infinite possibilità di entrare a contatto con il mondo dell’arte e così, laureatami, ho trovato lavoro nella stessa città dove ho anche potuto frequentare la Escola d’Art Massana, un’Accademia di Belle Arti.
2) ‘Between the lines’ ha segnato il ritorno a Padova, tua città natale, dopo un apprendistato artistico durato anni in Spagna: cosa rappresentano per te i ‘confini’ tra uno stato e l’altro, tra una dimensione e l’altra? Sono una gabbia o la possibilità di attraversarli offre stimoli sempre nuovi?
Non penso ai confini come ad una gabbia, anzi, penso sia proprio l’opposto, offrono nuovi orizzonti e nuovi stimoli, per me il viaggiare fa parte del percorso di ogni artista, diventa la linfa vitale di molti pittori, per non dire di tutti. La mia poi è una pittura basata molto sulla memoria e sul ricordo, è molto introspettiva, e i passaggi tra un confine e l’altro sono come porte dell’anima che vai attraversando a mano a mano che poi le traduci sulla tela.
3) I ‘Graffi’ sono le uniche opere in cui il segno torna preponderante: tu sei un’artista della ‘materia’, spesso usi una tecnica mista che ricorda a tratti Burri. Qual è il ruolo del colore in tutto questo?
Anche i “Graffi” in realtà sono un gioco di materia: non si tratta di linee disegnate, ogni linea è incisa nella tela ed è data dalla rimozione della tela stessa, per questo il titolo ‘graffi’, è come se la tela prendesse forma. Il colore nella mia pittura è molto importante anche se non ho una gamma molto ampia, ma in ogni caso penso che non lo potrei concepire se non unito a un linguaggio materico.
4) Personalmente mi ha colpito molto il titolo di un quadro, ‘Necrologio di un paesaggio’: quello che vedi e ritrai nelle tue opere (dimensione marina compresa) è frutto di passeggiate ‘en plen air’ o di fotografie e modelli in studio? La natura ha una valenza positiva per te?
La natura è la base da cui inizia tutto, è da lì che si viene stimolati, attraverso il contatto con Lei percepisci te stesso. Ma devi diventare un buon osservatore e un buon ascoltatore: i paesaggi non sono mai raffigurazioni en plen air, ma il frutto di come tu hai vissuto una data esperienza, un dato paesaggio. Tutto è filtrato all’interno di te, dalla memoria e dal tempo che separa, a volte unisce quell’immagine o quel fatto alla tua persona. Per questo il titolo sta per il detto leggi attraverso le righe, il che implica che c’è un significato ulteriore, non diverso da ciò che vedi ma che si aggiunge, un significato solo sussurrato.
Camilla Bottin
(Beatrice Zagato è la terza da sinistra, la foto è stata scattata presso la mostra ‘Between the lines)
